XVIII Dossier Statistico Immigrazione 2008 Caritas-Migrantes



E' stato presentato ad Ascoli Piceno il XVIII dossier statistico Immigrazione 2008 Caritas-Migrantes, uno strumento che ogni anno attira l'interesse non solo del mondo dell'associazionismo e del volontariato ma, in particolare, delle amministrazioni locali, degli enti pubblici e del governo nazionale impegnati quotidianamente a fronteggiare situazioni che vanno dalla normale accoglienza alla vera e propria emergenza sociale, passando per la promozione di una cultura dell'alterità che non sempre trova i dovuti spazi nei programmi e, aspetto non trascurabile, nei bilanci.
I relatori intervenuti durante la presentazione regionale nella sala della ragione di Palazzo dei Capitani hanno messo in evidenza che il fenomeno migratorio, fenomeno relativamente giovane nella storia del Paese, ha avuto una chiara evoluzione in circa venticinque anni che ha fatto passare la presenza di cittadini stranieri in Italia da fatto congiunturale a presenza strutturale. Una presenza senza la quale molteplici aspetti della vita sociale ed economica sarebbero discretamente compromessi. Per questo e altri fattori il fenomeno si concretizza, dunque, in una maniera del tutto nuova che, benché nell'emergenza della prima accoglienza rappresenti a volte una vera difficoltà, costituisce in linea generale un elemento della quotidianità che si connota come risorsa.
Le parole del vescovo di Ascoli Piceno, S.E. Mons. Montevecchi, a conclusione della presentazione, individuano molto efficacemente il centro della questione, una situazione cioè in cui è necessario scegliere se rimanere aggrappati a vecchi timori o guardare con serenità e capacità progettuale a quelli che vanno letti come forti segni di speranza e crescita; un nuovo corso in cui decidere se investire in "pacchetti integrazione" o continuare a varare pacchetti sicurezza. I rappresentanti delle istituzioni presenti, concordi con la visione del pastore della Chiesa ascolana, indicano come via preferenziale per il raggiungimento di risultati apprezzabili in tal senso il lavoro sinergico tra i tanti attori, pubblici e del privato sociale, che agiscono sul territorio.

Scarica il programma della presentazione di Ascoli Piceno
Scarica i dati riguardanti le Marche 1 2 3 4 5
Scarica il filmato realizzato da Rainews
Scarica il Power Point con la presentazione dei dati a cura di G. Sospiro (2.9Mb)

Una lettura generale - dal comunicato stampa di Caritas Italiana del 30 ottobre 2008
Dai dati contenuti del dossier 2008 emerge che la consistenza degli immigrati regolari in Italia si aggira tra i 3,5 milioni e i 4 milioni – a seconda che si considerino i soli residenti o l’insieme delle presenze regolari – con un aumento rispetto all’anno precedente di diverse centinaia di migliaia sia per l’Istat che per il Dossier, nonostante la congiuntura economica poco favorevole.
Gli immigrati esercitano un’incidenza notevole. Nel nostro Paese sono 1 ogni 15 residenti, 1 ogni 15 studenti, quasi 1 ogni 10 lavoratori occupati; inoltre, in un decimo dei matrimoni celebrati in Italia, è coinvolto un partner straniero, così come un decimo delle nuove nascite va attribuito a entrambi i genitori stranieri. Sono molteplici i dati su cui riflettere: quasi 800.000 minori, più di 600.000 studenti, più di 450.000 persone nate sul posto, più di 300.000 diventati cittadini italiani dal 1996, più di 150.000 imprenditori ed il doppio se si tiene conto anche dei soci e delle altre cariche societarie. Al vertice della graduatoria, con 50.000 o più presenze, sono una ventina di collettività.
Non meno interessanti sono i dati sull’incremento nel 2007: le acquisizioni di cittadinanza sfiorano le 40.000 unità; le nuove nascite sono 64.000; gli studenti aumentano al ritmo di 70.000 l’anno; i minori tra nuovi nati e venuti dall’estero sono più di 100.000; le nuove assunzioni “ufficiali” sono più di 200.000 l’anno; l’aumento minimale della popolazione immigrata si aggira sulle 350.000 unità. Un’elevata presenza si registra presso le famiglie per l’assistenza, in edilizia, nelle fabbriche e in determinati servizi ed è riscontrabile una diffusione crescente anche in altri settori: nei trasporti, nei bar, negli alberghi, negli uffici.
Confrontando i dati attuali con quelli del 2000 ci accorgiamo che il raddoppio è pressoché generalizzato e, sotto alcuni aspetti, superato. Per avere un’idea più calzante di quanto stia avvenendo dobbiamo ritornare all’immediato dopoguerra, quando eravamo noi a prendere le vie dell’esodo, al ritmo di 300.000 l’anno e anche di più.
Gli immigrati hanno un tasso di attività (73%) di 12 punti più elevato degli italiani e sono creatori di ricchezza: concorrono per il 9% alla creazione del PIL (stima Unioncamere), coprono abbondantemente le spese sostenute per i servizi e l’assistenza con 3,7 miliardi di euro utilizzati come gettito fiscale (stima Dossier).
I dati, considerati nella loro consistenza e nella loro tendenza all’aumento, non mancano di colpire. Eppure la loro interpretazione continua a essere controversa. Per molti si è di fronte a un innesto complesso ma fruttuoso, mentre per altri si tratta di un’invasione pericolosa, anche se non ne possiamo fare a meno, e questo diverso atteggiamento porta a privilegiare o la politica di accoglienza, o quella di difesa.
Nel giudicare gli addebiti giudiziari nei confronti degli immigrati, secondo Caritas e Migrantes – che hanno anche curato due recenti pubblicazioni sulla Romania e sulla Albania – il doveroso contrasto della devianza non deve portare a equiparare immigrazione e criminalità: è proprio per questa equilibrata impostazione che i Governi romeno e albanese hanno deciso di presentare i due volumi nelle rispettive capitali.
Caritas e Migrantes, sulla base dei dati esposti nel XVIII Rapporto, auspicano modifiche per rendere più agibili le procedure burocratiche per il soggiorno e l’inserimento nel mondo del lavoro e potenziare, anche finanziariamente (così come avviene negli altri Stati membri), le politiche per l’integrazione. Secondo mons. Vittorio Nozza (Caritas Italiana), mons. Piergiorgio Saviola (Fondazione Migrantes) e mons. Guerino Di Tora (Caritas diocesana di Roma) “è l’ambito delle politiche di integrazione il banco di prova della capacità della classe dirigente di un paese chiamato ad affrontare il tema delle migrazioni”.

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