| INCONTRO REFERENTI DIOCESANI DEI CENTRI DI ASCOLTO E DEGLI OSSERVATORI DELLE POVERTA’
Montorso – 26 maggio 2006 – ore 9,30
Ordine del giorno: 1. preghiera 2. I parte – attività individuale e confronto in piccoli gruppi: il “caso” e la strategia d’intervento 3. II parte – confronto sul “senso” e l’utilizzo della scheda cartacea 4. comunicazioni importanti – raccolta dati aprile-maggio ’06; scheda questionario in vista del convegno di ottobre sul disagio grave; … 5. varie ed eventuali
Diocesi presenti: 1. Ancona-Osimo 2. Ascoli Piceno 3. Fabriano 4. Fano 5. Fermo 6. Jesi 7. Macerata 8. Senigallia 9. Urbino Diocesi assenti: 1. Pesaro (avvisato) 2. S. Benedetto del T. (non avvisato) 3. Camerino (non avvisato)
Punto 2. I parte – attività individuale e confronto in piccoli gruppi: il “caso” e la strategia d’intervento
La prima parte della mattinata è stata dedicata ad un’attività pensata dal nucleo rete regionale. Obiettivo dell’attività era quello di apprendere dagli operatori stessi le modalità di ascolto e di intervento del CdA nel momento di incontro con la richiesta di aiuto. La prima fase prevedeva che ogni operatore, pubblicamente e a turno, rispondesse sinteticamente e sinceramente, secondo la propria esperienza alla domanda:
Quale azione immediata viene messa in atto dal tuo CdA se accade questo - …Francesca si rivolge al Centro di Ascolto Caritas e chiede un aiuto per la spesa e vestiario…
1. Ancona-Osimo: la prima azione è l’ascolto, poi eventualmente si interviene 2. Ascoli Piceno: dipende dall’operatore di turno, in genere la prima azione è l’ascolto, ma a volte capita che si interviene subito con l’erogazione di vestiti e alimenti, poi magari si invita a fare un colloquio in un altro momento 3. Fabriano: dipende dalla richiesta, per la richiesta di spesa la prima azione è l’ascolto, per la richiesta di vestiario si indirizza direttamente al magazzino 4. Fano: la prima azione è l’ascolto, poi eventualmente si interviene 5. Fermo: dipende dalla richiesta, per la richiesta di spesa la prima azione è l’ascolto, per la richiesta di vestiario si indirizza direttamente al magazzino 6. Jesi: la prima azione è l’ascolto, poi eventualmente si interviene 7. Macerata: la prima azione è l’ascolto, poi eventualmente si interviene 8. Senigallia: la prima azione è l’ascolto, poi eventualmente si interviene 9. Urbino: la prima azione è l’ascolto, poi eventualmente si interviene
La seconda fase mirava ad approfondire la storia di “Francesca”. E’ stato chiesto ai presenti di dividersi per Diocesi e dedicare una mezz’oretta circa all’analisi del caso, secondo una traccia (vedi sotto). Gli operatori dovevano confrontarsi con la situazione problematica anche attraverso l’utilizzo della scheda cartacea. Obiettivo di questa seconda fase era approfondire l’obiettivo della prima fase (vedi sopra), apprendere da parte del nucleo rete regionale “senso” e modalità di utilizzo della scheda cartacea (per comodità è stata fornita la “scheda regionale” predisposta dalla Diocesi di Ancona-Osimo; chi ne era fornito poteva utilizzare la scheda propria – così è stato per Fano, Jesi e Senigallia). A fine attività ci si è ritrovati in plenaria per il confronto in gruppo sul “caso” e la strategia d’intervento, tale attività ha aperto poi il lavoro previsto per la II parte. (Il materiale è stato ritirato, servirà al nucleo rete regionale per elaborare il prossimo percorso formativo).
ATTIVITA’
Francesca ha 32 anni. Vive in un piccolo paese in cui si è trasferita da qualche mese per cercare lavoro. Ha sposato Alberto con cui vive da 5 anni. Hanno avuto un figlio, Lorenzo, che ora ha 2 anni. Alberto ha sempre lavorato in modo saltuario attraverso contratti di operaio generico con agenzie interinali. Prima di avere Lorenzo Francesca lavorava in nero presso un’agenzia di volantinaggio. I piccoli risparmi sono finiti nell’anticipo dell’affitto ed ora diventa difficile arrivare a fine mese. La recente scoperta della seconda gravidanza di Francesca ha reso Alberto molto nervoso, qualche sera non è neppure tornato a casa…..Francesca è molto preoccupata: aveva trovato lavoro come aiuto cuoca in una mensa scolastica tramite una cooperativa, doveva solo pensare ad organizzarsi con Lorenzo….Francesca si rivolge al Centro di Ascolto Caritas e chiede un aiuto per la spesa e vestiario….
1. Prova ad inserire le informazioni esplicite nella scheda 2. Quali informazioni utili ti mancano per valutare la situazione?...prova ad inventarle… 3. Prova a scrivere in modo analitico, azione per azione, quello che faresti… 4. Confrontati con il gruppo
Punto 3. II parte – Confronto sul “senso” e l’utilizzo della scheda cartacea
La II parte è stata introdotta da una breve ma fondamentale premessa: 1. il senso ed il valore della scheda – è innanzitutto uno strumento per il CdA (o dovrebbe essere così), nel senso che va utilizzata in primis per raccogliere informazioni utili a valutare ed accompagnare la situazione problematica, poi assume valore dal punto di vista statistico e pastorale 2. breve storia sulla proposta della scheda regionale: ad ottobre 2004 la delegazione fece la proposta di una scheda regionale comune a tutti da sperimentare nel mese di dicembre ’04 (alcune Diocesi ci provarono, altre no, altre ancora preferirono continuare con il proprio stile consolidato) poi però non si trovò più l’occasione per fare una verifica regionale della sperimentazione. Nel frattempo dal 1°aprile 2005 Caritas Italiana ha modificato/raggruppato le voci di rilevazione relative ai BISOGNI, alle RICHIESTE, e agli INTERVENTI e di conseguenza ha dovuto riaggiornare anche il software Ospo3 (la versione attuale è quella 3.2.2 – verificate che sia così). A questo punto era necessario rimodificare anche le schede cartacee: la Diocesi di Ancona-Osimo si è attivata immediatamente e ha elaborato una nuova scheda che, per comodità, la delegazione ha assunto come “modello regionale”. La scheda è stata proposta alle Diocesi che non erano riuscite a compiere autonomamente le modifiche…Nel 2005 non si è insistito troppo sul discorso scheda cartacea comune: • per la difficoltà di proporre ai volontari dei CdA uno strumento nuovo • perché una volta aggiornato il software Ospo3 c’è la possibilità, il programma lo permette, di ricodificare le voci vecchie con quelle nuove, è però un processo un po’ più lento che mette in difficoltà il volontario che inserisce le schede…..
L’obiettivo della II parte era capire se esistesse la volontà di proseguire verso l’ipotesi della scheda comune o se pensare ad un’altra soluzione… In seguito le considerazioni che sono emerse: • Non è emersa la necessità di proseguire a tutti i costi con la scelta di una scheda regionale comune nel senso stretto del termine (es. scheda proposta dalla Diocesi di Ancona-Osimo) • E’ emersa altresì la necessità di avere uno stile ed un linguaggio comune, in particolare nel modo di chiamare i BISOGNI, le RICHIESTE e gli INTERVENTI, che in parte sono gli aspetti più importanti da conoscere. Questo c’e lo chiede in primis Caritas Italiana, così come anche alle altre Regioni italiane che già operano in questa direzione; questo è considerato fondamentale anche dalla Delegazione per attivare una vera RETE! • In base a quanto detto nel punto precedente l’orientamento è questo: la “scheda regionale” va considerata come livello minimo per tutti i CdA! Non è importante che dal punto di vista grafico la parti siano collocate allo stesso modo, ognuno può liberamente fare tutte le modifiche che ritiene più utili al proprio CdA tenendo presente però che i nomi con cui sono chiamati i BISOGNI, le RICHIESTE e gli INTERVENTI NON DEVONO ESSERE MODIFICATI, fanno parte di una codifica nazionale….si può aggiungere ma non togliere!!!! • Sono emerse diverse perplessità per ciò che riguarda la privacy: il consiglio a cui si è giunti è di verificare singolarmente con la curia la propria posizione! • La spiegazione della voce “relazione con l’assitito” sulla scheda ospo: : tale informazione va inserita solamente se chi si presenta al CdA è una persona diversa rispetto a quella cui si riferiscono i dati. In tal caso, va indicata il tipo di relazione esistente tra la persona che fornisce le informazioni e la persona cui si riferiscono (es: se la persona che fornisce le informazioni è la madre della persona cui si riferiscono i dati, inserire “madre”; se è il fratello, inserire “fratello”; se non esiste un rapporto di parentela, inserire “conoscente” o altra definizione più precisa) • Non si è giunti ad un accordo invece per ciò che riguarda l’inserimento sul computer della voce richiesta-ascolto e intervento-ascolto. Il dubbio era: quando la persona si rivolge per la prima volta al CdA nella sezione richieste/interventi come registro l’ascolto, come richiesta o come intervento? La considero una richiesta implicita o la registro direttamente come intervento, diventerà richiesta se si prevede un secondo incontro??? E’ importante concordare una linea comune di interpretazione altrimenti nel momento in cui si vanno ad analizzare i dati si rischia di sfalsare l’interpretazione….
Punto 4. Raccolta dati aprile-maggio ’06; scheda questionario in vista del convegno di ottobre sul disagio grave
1. Ai presenti è stata consegnata lettera e questionario da fornire a tutte le organizzazioni del terzo settore che nelle Marche si occupano di emarginazione e disagio grave per porre tale questione anche all’attenzione della Regione (obiettivo condiviso dalla Tenda di Abramo, Centro Servizi per il Volontariato delle Marche e Caritas Marche) 2. Consegna delle indicazioni operative per la raccolta dati aprile-settembre ’06: è stato chiesto ai presenti di porre molta attenzione al materiale consegnato, di leggerlo con calma…molti dubbi vengono sciolti propri in quelle pagine…inoltre c’è un approfondimento sui concetti di bisogno, richiesta ed intervento che sono risultati non scontati. La sottoscritta ha promesso che si impengnerà personalmente, a metà giugno, a contattare tutti i referenti diocesani dell’OpR per verificare la comprensione del materiale….
|