| Descrizione dell’esistente I lavori di ristrutturazione , realizzati ultimamente nella sede della Caritas Diocesana, hanno rinnovato e reso fruibile soltanto una parte dell’edificio: il seminterrato e il piano rialzato, dove sono stati allestiti i servizi di mensa, docce, alimenti per le famiglie, vestiario, centri di ascolto e uffici, sportello lavoro, sportello legale, ambulatorio medico. Per rendere attuabile il progetto di reinserimento sociale che presentiamo, manca la parte residenziale dove accogliere i nuclei familiari e i singoli senza dimora, per un periodo, quantificabile in tre mesi, che riteniamo necessario al loro reinserimento nella società.
Analisi Con il supporto dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse, abbiamo monitorato, nel 2005, 1830 famiglie (60% immigrate, 40% italiane) di cui quasi l’80% con minori a carico. 600 di queste famiglie, di cui 120 con minori a rischio, hanno presentato problemi abitativi, a differenza di quanto ha registrato il Comune che, nel corso del 2005, ha accolto 244 domande di abitazione popolare, naturalmente solo da coloro che sono residenti e che rispondono ai requisiti validi per entrare in graduatoria. Per questo ci siamo attivati fin dal 2002, prendendo in affitto appartamenti da terzi, con notevole aggravio economico al nostro budget. Inoltre la possibilità di utilizzare le abitazioni è ristretta ai soli mesi invernali, vista la vocazione turistica del territorio. Notevole è la fatica di reperire alloggi a nome e per conto degli stranieri. La ridotta offerta da parte degli enti locali di case popolari esistenti, l’assenza di una politica istituzionale degli alloggi, l’assoluta mancanza di posti letto di prima necessità o di appartamenti per famiglie che improvvisamente rimangono senza un tetto, diventa veramente un problema di cui farsi carico con urgenza. Da un’empirica analisi dei bisogni nel nostro territorio, possiamo stimare, nel breve termine, la crescita di domanda di alloggi intorno al 10-12%. Finalità Attualmente abbiamo un progetto, approvato dagli uffici competenti, di cui alleghiamo disegno e rispettiva analisi dei costi, che prevede la ristrutturazione del Primo Piano e la costruzione del Secondo Piano, dando a questi le caratteristiche di un Centro di Accoglienza (per un totale di 60 posti letto in due dormitori, uno maschile ed uno femminile, con annessi servizi docce, lavanderia, stireria, e 12 piccoli appartamenti con una o due stanze da letto, cucina, soggiorno, bagno), così da poter offrire una risposta concreta al problema.
Obiettivi Le famiglie in difficoltà. Per loro abbiamo progettato l’inserimento graduale, a scaglioni trimestrali, 12 famiglie per turno, con permanenza massima di tre mesi. Detto periodo ci permetterà di seguire le famiglie nei loro problemi, di cercare alloggio e lavoro in collaborazione con l’équipe della pastorale familiare e di dare ai minori accolti la possibilità di non interrompere la frequenza alla scuola. L’offerta di un’abitazione confortevole, la possibilità di un tempo di riflessione e di verifica della propria situazione personale e familiare, la riappropriazione della stima di sé, la fiducia nelle proprie capacità di recupero al gusto e al senso della vita, sono gli obiettivi che crediamo propri del nostro servizio di prossimità. Le persone potranno avvalersi del sostegno psicologico, medico specialistico che l’ambulatorio Caritas offre, per essere aiutati al reinserimento nel mondo del lavoro. Un gruppo di operatori del CDA Caritas ha il compito di programmare incontri di sostegno con gli operatori delle problematiche familiari, momenti di aggregazione, incontri con i giovani delle parrocchie per aiutare i minori accolti, visite mediche, colloqui con lo psicologo e con gli sportelli dei servizi Caritas.
I Singoli senza dimora. I dormitori, necessari d’estate per togliere dalle spiagge i numerosi senza dimora, d’inverno sono essenziali per difenderli dal freddo e dalle malattie. Finora abbiamo supplito con sacchi a pelo, bevande calde notturne e, per i casi più gravi, l’alloggio in albergo non sempre disponibile. Abitazione e servizio mensa diventano i luoghi in cui creare contatti di familiarità, di condivisione, per poter far nascere per ognuno di loro un progetto di ricupero mirato alla persona. La collaborazione di volontari delle caritas parrocchiali, che a turno faranno questo servizio sia nel dormitorio che in mensa, avrà una ricaduta sul territorio per rendere possibile la riproducibilità del progetto nella propria parrocchia, con la possibilità di coinvolgere tutta la comunità nella conoscenza del problema e nell’esperienza diretta del servizio.
Conclusione
Noi, che viviamo quotidianamente la testimonianza della solidarietà e della condivisione, non possiamo rimanere inerti davanti a questa problematica, che annienta l’uomo, privandolo di un suo essenziale diritto a sopperire da sé alle sue esigenze materiali, necessarie al sostentamento quotidiano suo e della sua famiglia e lo relega all’emarginazione. Riteniamo pertanto di grande importanza quest’opera segno, sia per i suoi risvolti pedagogici, che per l’ attenzione alle esigenze della vita di chi è in estrema precarietà. Dare speranza e i mezzi per realizzarla è il nostro obiettivo, che tende a proiettare le persone verso un futuro diverso e sanare l’uomo laddove è stato profondamente violentato nella sua dignità.
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