COMUNICATO STAMPA - La povertà in Bosnia ed Erzegovina a 10 anni dagli Accordi di Pace di Dayton

Si è conclusa la Conferenza organizzata da Caritas Bosnia ed Erzegovina, in collaborazione con Caritas Europa, sul tema “La povertà in Bosnia ed Erzegovina a 10 anni dagli Accordi di Pace di Dayton”.
La Conferenza, tenuta presso l’Hotel Saraj di Sarajevo, ha incontrato molto interesse presso l’opinione pubblica, le istituzioni nazionali e gli enti internazionali che lavorano nel paese: hanno infatti partecipato all’evento oltre 150 ospiti. Caritas Italiana era presente con una delegazione nazionale, guidata dal Direttore don Vittorio Nozza, e con alcune Caritas Diocesane.

Il primo intervento, tenuto da Aloijze Peterle (ex Primo Ministro sloveno, ed attuale membro del Parlamento Europeo), ha riguardato la presentazione generale dell’Accordo di Pace di Dayton e dei suoi aspetti che ostacolano ancor oggi un pieno sviluppo economico e sociale del paese. Secondo Peterle, la via da seguire per migliorare la situazione è quella di un rafforzamento del dialogo politico e sociale all’interno della Bosnia ed Erzegovina, piuttosto che una revisione a livello internazionale dell’Accordo di Dayton. Approdo finale del processo di sviluppo dovrebbe essere, sempre secondo Peterle, l’ingresso del paese nell’Unione Europea.
A seguito del suo intervento, si è stimolato un ampio dibattito, che ha fatto emergere nuove ed interessanti soluzioni per risolvere le numerose questioni lasciate ancora aperte dall’Accordo stesso.

Al termine del dibattito, si sono aperti i lavori della Tavola Rotonda, momento centrale della Conferenza. Le quattro principali organizzazioni caritatevoli di carattere religioso (Caritas, Merhamet, Dobrotvor, La Benevolencija) assieme agli esponenti del governo nazionale, hanno discusso delle problematiche inerenti le povertà del paese, delle loro attività in questo settore, e delle possibili soluzioni da adottare. Le organizzazioni, attive da anni nel settore, hanno condiviso una visione comune dei problemi della Bosnia ed Erzegovina: a dieci anni dal termine della guerra, le situazioni di povertà economica, sociale e culturale sono probabilmente aumentate invece che diminuire. È necessario che le politiche nazionali vengano ri-orientate dando la priorità al valore della tutela dell’uomo.

I lavori si sono conclusi con la presentazione di un Documento finale, scritto e firmato dai rappresentanti delle quattro organizzazioni, che contiene una prospettiva di sviluppo della Bosnia ed Erzegovina e alcune raccomandazioni dirette ai responsabili politici nazionali ed internazionali.
A giudizio di chi opera quotidianamente con queste situazioni di povertà estrema, è necessario avviare riforme che garantiscano a tutti un salario dignitoso e minime condizioni di tutela assistenziale, ancora insufficienti. Vanno poi aiutati i giovani più capaci, futura classe dirigente del paese, evitando la drammatica “fuga di cervelli” di questi anni. Bisogna eliminare gli ostacoli che impediscono alle stesse organizzazioni di combattere la povertà: su tutti la tassazione per i beni di prima necessità destinati ai più poveri. Occorre infine rompere l’isolamento di ciascuna componente etnica dalle altre due e trovare nuovi e migliori modi di vivere insieme.

“La Conferenza è stata un momento importante e significativo – ha dichiarato il Direttore di Caritas Italiana, don Vittorio Nozza –. La bontà dell’iniziativa sta nel fatto che le quattro organizzazioni umanitarie di differenti gruppi religiosi hanno deciso di lavorare assieme per risolvere un problema comune. Inoltre, è stato importante rivolgere un appello unitario alle istituzioni politiche del paese, perché è solo dalla collaborazione tra queste associazioni e dall’unione delle loro forze che si possono affrontare seriamente le questioni sociali. Infine, il successo dell’iniziativa sta anche nel fatto di essere riusciti a far arrivare un messaggio forte a un vasto pubblico, composto da attori locali e da attori internazionali.”

“Ci sono altre due ragioni di fondo che ci rendono soddisfatti – ha concluso don Nozza –. Questa giornata ci dice che l’accompagnamento di Caritas Italiana a Caritas Bosnia ed Erzegovina è stato positivo, ed è un motivo di orgoglio anche nostro il successo dell’iniziativa. Inoltre è stato dimostrato che i risultati positivi dell’ecumenismo non cadono da cielo ma nascono dal basso, dalla gente, da iniziative come queste. Un cammino comune tra religioni diverse è dunque possibile.”

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