CRONACA DI UN POTENTE "NO ALLA GUERRA"

"Lo capite o no che siamo pacifici? Andate a casa, prendete un caffe', non abbiamo bisogno di voi": Ivan Jordre, paraplegico, grida il suo messaggio contro gli agenti in assetto anti-sommossa che proteggono l'ambasciata degli Stati Uniti nel centro di Atene con un imponente schieramento di forze. Lo grida, con tutta la voce che ha, dalla carrozzina elettrica che gli permette di seguire il grande corteo contro la guerra. "Questo fiume di gente pacifica incoraggia davvero a dire no alla guerra. Le vede le vetrine annerite di quella banca? E' stata incendiata da una ventina di teppisti che non c'entrano nulla con le migliaia di persone davanti a noi. E' successo anche il mese scorso e adesso i giornali scriveranno che il danno e' stato provocato dai manifestanti" dice scuotendo la testa Angelos Dracnos che abita lungo 'Alexandras', la grande arteria trasformata oggi in un cangiante e tranquillo serpentone dal popolo del Forum Sociale Europeo. Nessun incidente grave: due cassonetti e un'auto della polizia incendiati da provocatori che la polizia ha disperso con il lancio di lacrimogeni in risposta a un paio di 'bottiglie molotov'. Chiusi i negozi del centro, la scena e' stata occupata in gran parte dalle decine di migliaia di manifestanti. "Stop the war", fermate la guerra, recita uno degli striscioni piu' grandi, portato da pacifisti statunitensi e attivisti iracheni per i diritti umani. Poco distante il grande simbolo di questa manifestazione: un 'divieto di bombe', con un ordigno disegnato dentro un cartello stradale. Lo si vede in tutte le forme: adesivi, manifesti, cappelli, nella creativita' di un messaggio che non ha bisogno di spiegazioni. Dietro, l'enorme arcobaleno del 'Movimento della pace', in un iride che il sole accende di continuo, tra centinaia di bandiere uguali, giocando a nascondino tra le nuvole. La polizia dice 10.000 manifestanti, a occhio sembrano molti di piu', forse 50.000 azzarda qualcuno. Tra loro, anche inedite matricole: "E'il mio primo Forum" sorride Egan Edward, 68 anni, di Manchester. Si svolta verso l'ampio viale Vassillis Sofia, dopo una leggera salita ora la discesa. "Non potevo mancare" gli fa eco padre Dimitrios Kurniotis della chiesa ortodossa del Canada. "Elefteria", liberta' per Palestina e Iraq si grida piu'avanti. Di questo - e di molto altro - si e' parlato per tre giorni nel laboratorio della societa' civile d'Europa, riunita nei padilgioni sportivi al Pireo, nei luoghi che hanno visto nascere la democrazia del continente. Sviluppo sostenibile, diritti (dei lavoratori, degli immigrati, dei senza fissa dimora, dei rom), lotta alla poverta', alternative al modello neo-liberista, conflitti dimenticati, promozione della pace e del dialogo, annullamento del debito estero sono stati i tasselli del grande mosaico di pace costruito in oltre 200 incontri e dibattiti. Si e' parlato anche delle comuni radice etiche delle tre grandi religioni monoteistiche in uno degli ultimi incontri in programma stamani al Forum, organizzato tra gli altri da 'Pax Christi'. "Dobbiamo disarmare il linguaggio e togliere tutti i riferimenti politici, etnici e religiosi quando si parla dell''altro'" chiede Mohsen Mouelhi, musulmano della confraternita dei Sufi Jerrahi-Halveti in Italia. Su globalizzazioni ed ugualianza gli risponde il rabbino israeliano Jeremy Milgrom, mentre l'economista britannico Alan Freeman stigamtizza l'economia, "unica fede che uccide milioni di persone nel mondo". Il corteo finisce nella grande piazza Syntagma, dove l'appello alla pace viene accolto - per coincidenza del calendario - da un'esposizione di fiori. Gli stessi che - decenni fa - qualcuno invitava a mettere nei cannoni. Domani si chiude, ultime rilfessioni e poi si torna a casa. Nel tentativo di costruire "un'altra Europa possibile". (di Emiliano Bos, da Atene)

Educazione alla pace e mondialità
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
   

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