INTERVISTA ALL'ECONOMISTA EGIZIANO SAMIR AMIN

"I flussi migratori sono il risultato del fallimento delle politiche di sviluppo nei paesi più poveri. In questo fallimento c'è senz'altro la responsabilità locale ma c'è anche una chiara responsabilità del sistema mondiale", lo dice l'economista franco-egiziano Samir Amin, toccando uno dei temi centrali del IV Forum Sociale Europeo, che si avvia alla chiusura oggi con una grande marcia nel cuore di Atene per chiedere la fine dell'occupazione in Iraq e Afghanistan. "L'Europa è all'origine della mondializzazione e della colonizzazione: da sempre - dice Amin alla MISNA - ha controllato il continente africano e possiamo dire che ne é ancora proprietaria". Mentre il 'popolo del Forum' dibatte di lotta alla povertà e nuovi modelli di sviluppo nei padiglioni del lungomare del Pireo, Amin mette in chiaro che non basta discutere e riflettere: "Tutto ciò va bene ma non è sufficiente. Bisogna invece costruire una vera massa critica politica, e sottolineo politica, che sia in grado di far prevalere una diversa impostazione" osserva Amin, 75 anni, presidente del 'Forum del Terzo Mondo' di Dakar in Senegal. Il Forum sociale - spiega - "può essere la punta di un iceberg, ma sotto c'é una galassia dei movimenti sociali che deve creare piattaforme comuni da trasformare in azioni". Agire, suggerisce l'economista, per modificare l'agenda dell'Europa. In particolare su alcune questioni, come l'immigrazione. Per cambiare il quadro attuale - di diritto d'asilo e di una nuova cittadinanza solidale si è parlato molto qui al Forum - "è necessario intervenire sostenendo i paesi di provenienza di queste persone, dall'Africa alla Turchia al Maghreb" sottolinea Amin. "Non si pensi che le frontiere dell'Europa si fermano a quelle dell'Unione, ovvero dell'Europa occidentale capitalista e sviluppata, che con gli Stati Uniti, Canada e Giappone costituisce quella che io chiamo la triade imperialista, cioè la potenza collettiva che dispone del controllo della mondializzazione, soprattutto con strumenti economici come l'Organizzazione mondiale del commercio, la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, e quelli politici, cioè il G8 e la Nato", precisa Amin, già nel 1973 autore di una critica all'economia liberale dal titolo 'Lo scambio ineguale'. Lo studioso allarga poi il discorso a uno scenario evocato più volte in questi giorni al Forum: l'ipotesi di un'aggressione americana contro Teheran. "Il progetto della classe dirigente statunitense, preciso classe dirigente in senso ampio e non solo la cricca del presidente, è prendere il controllo militare di tutte le principali regioni di produzione petrolifera del mondo e porre in condizione di dipendenza assoluta altri paesi come la Cina". Un progetto che per l'economista franco-egiziano "è già iniziato in Iraq, dove però gli Usa non sono riusciti a far funzionare rapidamente un governo di lacché sottoposto a Washington". Dopo le armi di distruzione di massa mai trovate, ora il Pentagono afferma ora di voler fermare la corsa all'arricchimento dell'uranio da parte di Teheran: "L'Iran - conclude Amin - ha diritto all'energia nucleare che non può essere monopolio di qualcuno. Su questo punto l'Europa é allineata totalmente alla linea avventuristica degli Usa. I movimenti riuniti qui ad Atene organizzeranno certamente forme di protesta della società civile. A differenza di molti governi, la maggioranza dell'opinione pubblica, come per la guerra in Iraq, anche questa volta non è d'accordo". (intervista di Emiliano Bos)

Educazione alla pace e mondialità
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
   

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