| Progetto “Hilimbaruzo”: Costruzione della strada di accesso a un villaggio isolato. Fondi SOA
Ad aprile è arrivato in visita André Charlebois, della Canadian Catholic Organisation for Development & Peace, accompagnato da Marsen Sinaga, liaison officer, che rappresenta anche la ONG “Semarak Cerlang Nusa” (Consultazione, Ricerca ed Educazione per una Trasformazione Sociale). Avendo stanziato un milione di dollari canadesi per il progetto di Hilimbaruzo, André è voluto venire a Nias per visitare il villaggio.
Al ritorno dalla gita a Hilimbaruzo, André e Marsen hanno voluto riunirsi con noi per discutere alcuni dettagli del progetto. In particolare sono preoccupati della fattibilità della ricostruzione delle case, perché il villaggio è davvero difficile da raggiungere. Comunque, abbiamo deciso di aspettare la revisione del budget per il primo anno e la stesura del nuovo format per i rapporti dell’SOA prima di firmare l’accordo scritto con loro.
Sempre ad aprile, l’esperto di sviluppo comunitario, Endro, avrebbe dovuto presentare la sua strategia di coinvolgimento comunitario per quanto riguarda l’intero progetto di Hilimbaruzo, ma ha frainteso ed ha invece ha presentato solo una strategia per un primo incontro pilota con un sottovillaggio. Questo ha deluso ulteriormente P. Raymond e Damasus perché il lavoro di Endro non ha prodotto i risultati sperati. Endro è stato successivamente licenziato per un tentativo di frode a danno di Caritas Sibolga.
Nel corso dello stesso mese sono arrivati, in ordine: Mugiono, l’ingegnere per costruzione della strada, Sujianto, un altro ingegnere per il monitoraggio, poi andatosene per malattia, Budi, l’ingegnere per la costruzione delle case; mentre altri candidati prescelti o hanno trovato un altro lavoro, o non hanno accettato, o non erano raggiungibili.
A giugno, Roosa ha anche iniziato a distribuire i vari fondi stanziati (pledges) per Hilimbaruzo nelle varie voci di budget, tenendo conto delle richieste dei vari donatori. Ora andrà rivisto perché nel mentre Damasus sta rivedendo il budget della strada: sarà molto più alto del previsto perché occorrerà costruire diversi ponti, di cui almeno tre grandi. Comunque dovremo riuscire a coprire la spesa aggiuntiva con i soldi promessici in più rispetto al budget preliminare.
Aster, la ragazza che lavora sulla questioni di genere, attraversa uno dei fiumi che sono sul sentiero per Hilimbaruzo. La foto mostra la necessità di costruire anche dei ponti, per evitare pericolo per le persone quando i fiumi sono in piena per le frequenti piogge torrenziali.
Una bambina del villaggio di Hilimbaruzo
La principale fonte di sostentamento degli abitanti è la coltivazione del riso.
Programma donne
Ad aprile ho incontrato Janine Ward dell’UNHCR. L’UNHCR lascerà l’isola a settembre, ma prima avrebbero voluto organizzare un workshop sulla violenza di genere a Nias. A oggi non si sa se questo verrà organizzato, ma Janine ha voluto raccogliere informazioni da varie ONG locali, e io ho colto l’occasione per chiederle se fosse possibile affiancarle Aster, la nostra gender assistant, che dopo la dipartita di Endro è rimasta senza guida. Lei ha accettato con entusiasmo e Aster ha accompagnato Janine aiutandola nella traduzione in indonesiano e in nias, e in piccoli lavori di reporting; nel mentre, in questo modo, ha acquisito esperienza. Sia Janine che Aster sono rimaste molto contente di questo scambio.
A maggio ho cercato di seguire un po’ Aster, che ha preparato un rapporto dopo aver contattato due ONG locali che si occupano di child protection. Ha anche partecipato alla riunione di coordinamento sul child protection.
È importante che raccolga informazioni su quello che succede a Nias e sul lavoro delle altre ONG locali, perché a partire dall’anno prossimo dovremo cominciare a lavorare su questi temi.
Ho consegnato ad Aster diversi documenti da leggere su questioni di genere, in particolare sulla salute riproduttiva, che a Nias è un tema centrale. L’ho esortata ad analizzarli e a trarne spunti per elaborare una strategia di genere per i progetti, dando priorità al progetto di Hilimbaruzo.
Per diversi mesi o continuato a scaricare e a leggere documenti su questioni di genere, sia per la mia auto-formazione (necessaria per accompagnare poi Caritas Sibolga in questo processo), che per la formazione di Aster. Ho trovato risorse molto interessanti: si tratta di strumenti teorici e pratici volti ad aiutare Caritas Sibolga a elaborare, da un lato, una strategia attenta alle questioni di genere in ogni progetto, e, dall’altro, a pianificare un assessment volto a stabilire la situazione delle donne a Nias.
Ho continuato la ricerca su internet di questi ed altri documenti che ci possono essere utili in programmi futuri. In particolare ho trovato diversi “tool-kits”:
- manuali teorici
- manuali pratici per condurre assessment con tanto di questionari già pronti
- manuali per condurre workshop
- manuali per fare formazione
Questi manuali mi saranno molto utili per preparare workshop su argomenti specifici.
Al momento Aster è stata invece affiancata all’esperta di genere del CRS per condurre una valutazione ad Aceh, per stabilire il grado di coinvolgimento delle donne da parte dello staff del CRS nei loro progetti di ricostruzione. Quest’affiancamento, che ha sempre scopi formativi, durerà circa un mese.
A giugno ho avuto un incontro con Janine Ward dell’UNHCR per fare una valutazione finale della ricerca effettuata da loro in collaborazione con noi. Janine infatti è partita per la scadenza del suo contratto. In sintesi, il risultato è che praticamente nessuna organizzazione presente a Nias, locale o internazionale, ha progetti per le donne. Fa eccezione un centro governativo, che però è una farsa. Si tratta di un centro che raccoglie denunce di violenze, ma nessuna donna va a denunciare, perché la violenza sessuale e/o domestica, anche se molto diffusa, è un tabù. Janine mi ha detto però che il BRR si sta muovendo per iniziare un programma in questo senso. Varrà la pena verificare di che cosa si tratta. È chiaro però che bisogna iniziare da zero.
1. Asterya, responsabile del programma donne
Centro Caritas: costruzione di un Centro Caritas che comprenda ufficio, casa accoglienza, magazzino/deposito e un centro culturale per studenti (finanziato da Caritas Marche, Caritas Italiana, Caritas Austria e Diocesi di Sibolga)
Ad aprile io, Alessandra e P. Raymond abbiamo incontrato P. Barnabas e Br. Ciprianus, l’architetto della diocesi, per ridiscutere il progetto del Centro Caritas. Br Ciprianus ha rifatto il disegno seguendo le indicazioni di Alex (rappresentante di Caritas Austria a Nias). L’impostazione va bene, ma le stanze sono troppo piccole, perciò occorre fare alcune modifiche. Si è inoltre deciso dove mettere la guest-house e il centro culturale. Il deposito invece sarà attaccato all’ufficio. Alessandra e Alex hanno ultimato i disegni del nuovo ufficio, mente Br. Ciprianus preparerà i disegni della guest-house. I lavori verranno svolti dalla Commissione Edile Diocesana.
Progetto “Fodo”: ristrutturazione del centro per bambini disabili “Dorkas Caritas” (fondi Caritas Austria)
A maggio ci siamo recati all’inaugurazione del negozio messo su dal centro Caritas per bambini disabili di Fodo. Nel negozio i ragazzi vendono gli oggetti artigianali che fanno a mano. Per l’occasione ho incontrato Dr. Ika, responsabile di YEL, la ONG con cui la Caritas ha collaborato per questo progetto, e le ho chiesto se fosse eventualmente disponibile a cooperare per il progetto di ricostruzione della clinica di Amandraya. Lei mi ha detto che continuare la collaborazione le farebbe molto piacere e che hanno già esperienza in gestione di ospedali e cliniche.
Collanine fatte a mano e vendute dai bambini disabili del centro Caritas.
Le ragazze disabili che gestiscono il negozio Caritas
Veronica, negoziante provetta
Progetto “Technical Capacity Building” (fondi CRS)
Il 19 aprile io e P. Raymond abbiamo avuto una riunione con Anat Prag (CRS SOA officer), in cui abbiamo discusso la bozza del nuovo MoU tra il CRS e Caritas Sibolga. In realtà si tratta di una proposta di progetto per accedere ai fondi del CRS non ancora allocati. Il titolo del progetto è “Technical Capacity Building” e durerà 2 anni e 7 mesi a partire dal 1° giugno. Le attività del programma includono:
- Fornire un consulente che effettui valutazioni di progetti in itinere e finali, in maniera partecipativa, e un altro consulente per la revisione dei conti, che coinvolgano lo staff di Caritas Sibolga, di modo che lo stesso possa beneficiare della formazione e contribuire a creare un sistema interno di valutazione e revisione dei conti, e anche management audit (valutazione della gestione dell’ufficio).
- Finanziare il V-SAT per la connessione ad internet. P. Raymond dovrà provvedere i dettagli tecnici da inserire nella proposta di progetto.
- Fornitura (inclusa la formazione) di software per la raccolta dei dati di progetto.
- Finanziare una visita in India di una delegazione di circa otto persone da scegliere fra lo staff di Caritas Sibolga (per motivi di sicurezza si sconsiglia una visita in Sri Lanka, anche perché, secondo Anat, Caritas India lavora meglio di SEDEC e il contesto potrebbe essere più simile a quello di Nias). Lo scopo della visita è far conoscere allo staff i progetti di giustizia sociale e le esperienze pratiche, per trarne utili insegnamenti. Il team dovrà includere lo staff amministrativo perché in India usano Tally, lo stesso software di Caritas Sibolga.
Purtroppo la proposta di progetto elaborata da Anat per Caritas Sibolga dal titolo “Technical Capacity Building”, è stata votata con una C dal gruppo di lavoro SOA che l’ha revisionata. Il gruppo era composto da Kevin (SOA Unit), Pavel (Caritas Ceca), e Terry (Trocaire). Il gruppo di lavoro ha elaborato una serie di considerazioni e suggerimenti che aspettavano risposta, così ho passato una giornata a elaborare delle risposte che possano permetterci di ottenere una B, almeno, necessaria per ottenere il finanziamento. Poi l’ho passata a P. Raymond per la revisione e infine di nuovo ad Anat che ha il compito di integrare le risposte nella proposta e di revisionare il budget. Il progetto ha infine ottenuto una B nel corso della riunione dell’SOA di giugno, e potrà pertanto essere finanziato.
Attività principali:
- Ho preparato l’organigramma di Caritas Sibolga, che Anat ha chiesto che venisse allegato alla proposta di progetto la cui bozza ha preparato.
Relazione con i partner locali
(Progetto di accompagnamento della Caritas diocesana)
Evacuazioni mediche
Roosa (amministratrice) ha avuto un attacco di appendicite molto forte. L’abbiamo dovuta portare nella clinica di emergenza dell’UNORC, dove l’infermiere in carica ha deciso di farla evacuare immediatamente per portarla a Medan. Non essendoci più aerei dell’ONU che effettuano evacuazioni mediche gratuite, la ONG Samaritans’ purse ha messo a disposizione uno dei loro aerei che coprono la tratta Meulaboh – Medan e per questo abbiamo dovuto pagare IDR 10.800.000 (circa € 969). Purtroppo questo episodio ha creato un conflitto fra P. Raymond e UNORC. Infatti P. Raymond era sicuro che avremmo potuto evacuare Roosa con il volo di linea, perché, anche se pieno, non avrebbero negato un’evacuazione medica, visto che è successo in passato. L’UNORC ha invece deciso di utilizzare l’aereo di Samaritan’s purse senza consultare P. Raymond, neanche nella scelta dell’ospedale: la clinica privata più cara di Medan. Purtroppo essendo Roosa appena arrivata, l’assicurazione medica non era ancora attiva. L’UNORC, d’altro canto, ha frainteso tutto, pensando che noi non volessimo evacuare Roosa, ma mandarla nel fatiscente ospedale di Gunung Sitoli. Ci ha accusato di aver abbandonato Roosa perché l’abbiamo mandata alla clinica con il responsabile delle risorse umane e un’altra ragazza dello staff Caritas senza andare noi di persona, ma il fatto è che l’avevamo vista la mattina presto e non stava così male. Quando poi, nel corso della mattinata la situazione è degenerata, noi non lo sapevamo, perché non riuscivamo a telefonare, dato che all’UNORC il segnale per il cellulare è molto basso. La responsabile dell’UNORC ci ha urlato addosso che lei aveva sacrificato una mattinata di lavoro per aiutare Roosa e noi non ci eravamo neanche degnati di andare sul posto. Io ho provato a mediare, ma quando volevo parlare mi ha detto che non aveva tempo di ascoltarmi e se n’è andata. Le avrei voluto spiegare che P. Raymond è Nias, che detesta che gli impiegati Caritas vengano trattati da privilegiati rispetto alla povera gente. Perché se si fosse ammalata una persona comune, l’UNORC l’avrebbe lasciata morire. Non solo, questo servizio (consultazione con l’infermiere ed evacuazione medica), è solo per lo staff non di Nias.
La gente comune prende il volo di linea e P. Raymond voleva fare lo stesso per Roosa. Purtroppo il personale dell’ONU ragiona per categorie e non fanno il minimo sforzo per capire il punto di vista dei Nias. Comunque alla fine siamo riusciti a dirottare Roosa nell’ospedale cattolico con cui la Caritas ha una convenzione, è stata operata ed ora è sta bene.
Questo episodio ha poi portato alla decisione di includere nel budget dell’ufficio e nei budget di progetto almeno 2 evacuazioni mediche all’anno per lo staff non di Nias. Abbiamo inoltre deciso che, siccome il contratto che abbiamo con l’assicurazione, per la copertura delle spese di ricovero ospedaliero, inizia dopo tre mesi che la persona è stata assunta, la Caritas si accollerà le spese del ricovero, ma solo in caso in cui la persona rischi la vita, come nel caso di Roosa. Questo perché in Indonesia non c’è assistenza medica gratuita e per avere un servizio paragonabile a quello dei nostri ospedali pubblici del sud bisogna pagare un prezzo molto alto. Nel caso di Roosa ad esempio, il ricovero e l’operazione sono costati più di sei milioni di rupie, pari a due mesi del suo stipendio, circa.
Risorse umane
A inizio aprile ho avuto la prima riunione con Adhit, il responsabile per la gestione delle risorse umane, per fare il punto sulla situazione delle risorse umane. Questi i punti discussi:
- Abbiamo modificato i turni degli autisti di modo che ci sia sempre un autista di turno la mattina presto per andare a prendere gli impiegati e portarli in ufficio, e uno disponibile fino alle 19.30 per riaccompagnarli a casa.
- Molti si sono lamentati che il pagamento degli straordinari è troppo basso. Al momento rimborsiamo il salario di un’ora, ma secondo la legge, per la seconda ora si dovrebbe pagare l’equivalente di 1 ora e mezza, e dalla terza in poi di 2, con aumenti per le domeniche e i festivi. Ma sarà difficile convincere P. Raymond perché detesta già dover pagare gli straordinari.
- Alcuni impiegati hanno chiesto più flessibilità da parte nostra: pare che mettiamo troppa pressione perché portino a termine i loro terms of reference. Ma a me suona come un a scusa per rilassarsi e fare di meno del previsto, visto che questo è l’atteggiamento di alcuni.
- Tre persone hanno interpretato male il rimborso di max. 1,5 milioni di rupie per l’alloggio: si aspettavano un’indennità in contanti che non c’è stata perciò ci hanno accusato di non aver mantenuto le nostre promesse. Ma noi abbiamo chiarito più volte, sia in sede di colloquio che dopo, che non si trattava di un’indennità ma di un rimborso per una spesa effettiva.
- C’è una richiesta di corsi di formazione, in particolare di team building. P. Raymond sta vagliando la possibilità di chiedere aiuto in questo senso a qualche partner.
- Le persone assunte a progetto vorrebbero più vacanze
- Ci sono alcune persone cui viene richiesto in via occasionale di effettuare dei compiti extra. Come ci comportiamo per lo stipendio?
Successivamente, io e P. Raymond abbiamo rivisto con Adhit i punti trattati sopra. In particolare:
- Abbiamo assunto un nuovo autista, che rinforzerà il giro la mattina per andare a prendere tutti gli impiegati, visto che servono due macchine, e che si metterà a disposizione il fine settimana.
- Per quanto riguarda il pagamento degli straordinari, Adhit penserà ad una proposta per trovare una via di mezzo fra il testo di legge e l’attuale prassi di Caritas Sibolga. Intanto, si è deciso che a tutti quelli che risultano al livello di management nel nostro salary scheme non verrà pagato lo straordinario.
- Occorre spiegare meglio il concetto di terms of reference, perché non è un concetto appropriato in Indonesia.
- Ci dispiace se alcuni si sono sentiti ingannati, ma noi non abbiamo mai promesso un’indennità di 1,5 milioni per l’alloggio. Non possiamo pagare i pasti e le bollette solo agli impiegati non di Nias, perché sarebbe ingiusto nei confronti degli impiegati di Nias. Già quelli di fuori beneficiano del servizio navetta: non vogliamo che vengano percepiti come dei privilegiati.
- Per la formazione faremo una richiesta ufficiale al liaison officer di Development & Peace, Marcen Sinaga, che rappresenta la ONG “Semarak Cerlang Nusa” (Consultazione, Ricerca ed Educazione per una Trasformazione Sociale). Loro organizzano corsi di formazione per i partner locali di D & P.
- Adhit è a conoscenza di un libro che stabilisce la regola per le vacanze di chi lavora nei progetti: lo consulterà e poi ci farà una proposta.
- È venuto fuori che chi si è lamentato di essersi visto assegnare compiti che non rientrano nel proprio mansionario è Agus. Attualmente Agus è senza contratto, perché nonostante i nostri numerosi tentativi di cercare di migliorare i risultati del suo lavoro, ancora siamo molto insoddisfatti. Diciamo che questo è un periodo di prova che ci siamo presi per capire se possiamo affidargli altri ruoli. Così gli abbiamo chiesto di assistere nelle missioni sul campo e lui si è sentito sfruttato e ha chiesto più soldi. Beh, quando P. Raymond l’ha saputo lo voleva mandare via. Alla fine, per l’insistenza di Adhit abbiamo deciso di dargli altri due mesi di tempo, ma come ultima possibilità.
Purtroppo Mugiono, il nuovo ingegnere di Hilimbaruzo, si è messo a molestare tutte le ragazze, anche se in maniera leggera. Gli abbiamo dovuto dire di smetterla e ha promesso che non lo farà più. Per fortuna sembra che abbia mantenuto la promessa, ma il risultato è ora che tutte le donne Caritas lo evitano e questo non è molto positivo per lo spirito di squadra. Il fatto è che sta lavorando molto bene, perciò non lo vorremmo licenziare.
Endro, invece, messo alle strette da noi perché non stava lavorando quasi niente e perché non ha prodotto una strategia soddisfacente, si è vendicato fomentando uno spirito di rivolta in tutto lo staff. La cosa ci è stata confermata da Tassia, che ha assistito ad una riunione dello staff, in cui dipingeva il management di Caritas Sibolga come degli sfruttatori e incoraggiava lo staff a chiedere stipendi più alti e nuovi privilegi. La cosa più grave è che ha attirato Adhit, il responsabile per le risorse umane, dalla sua parte. Adhit non ci ha mai rappresentato con gli impiegati, ma si è fatto portavoce degli interessi di Endro e di qualche altro impiegato fra il gruppo dei nuovi arrivati. Noi paghiamo stipendi più alti della media, stipendi come quelli del CRS, paghiamo l’affitto a chi viene da fuori, abbiamo un servizio navetta casa-ufficio-casa, forniamo il pranzo in ufficio, paghiamo gli straordinari, tutte le spese mediche e adesso vogliono più soldi e più indennità. Nessuno si era mai lamentato prima ed Endro ha fomentato una specie di rivolta. Il povero P. Raymond era talmente stressato che si è ammalato.
Con Adhit abbiamo poi ridiscusso il regolamento dell’ufficio e gli ho chiesto di aggiungere i dettagli sulla malattia (assicurazione e rimborso cure mediche). Gli ho anche chiesto di ricordare durante le riunioni con lo staff alcune delle regole che maggiormente vengono violate, come la pulizia e l’ordine, il risparmio energetico, l’appropriazione indebita di cose dell’ufficio (come lo svuotamento del frigo…), ecc.
Nel corso di un’altra riunione con Adhit, è emerso sempre più con evidenza, in generale, che Adhit ha frainteso il ruolo di gestione delle risorse umane e non ha rappresentato la Caritas ma gli interessi personali di un gruppetto di impiegati. In particolare, in linea con il fatto che in diverse occasioni Adhit ha preso decisioni da solo senza consultarsi con P. Raymond, ha chiesto che P. Raymond non partecipasse ai colloqui di lavoro per assumere i nuovi assistenti di sviluppo comunitario, per il fatto che rallenta la procedura. Gli ho risposto che è essenziale che P. Raymond partecipi, non solo perché è il programme manager, ma anche perché è nias, mentre né Adhit, né Endro, che ha partecipato ai colloqui, lo sono, e, per questioni linguistiche e culturali, P. Raymond può capire meglio il tipo di persona che ha davanti.
Abbiamo anche discusso di Endro, di come non stesse lavorando bene. Gli è stato assegnato tre volte di elaborare una strategia di sviluppo comunitario per il progetto Hilimbaruzo, ma la strategia era molto povera e inconsistente. Gli è stato inoltre chiesto di iniziare a elaborare una strategia di sviluppo comunitario per gli altri progetti, ma non ha mai chiesto informazioni ai vari coordinatori progetti. Invece, ha proposto una strategia astratta per tutti i progetti, che non teneva conto delle specificità degli stessi. Quando ci siamo lamentati, ha detto che la colpa è nostra perché non gli abbiamo dato un computer portatile, ma uno fisso: che lui in ufficio non riusciva a lavorare, ma lavorava bene solo a casa. Infatti, stava in ufficio a non far niente, distraendo gli impiegati nel loro lavoro, e creando un clima di mancanza di disciplina totale. Ma siccome Adhit è suo amico, non faceva niente per evitare tutto questo.
Per quanto riguarda gli autisti che accompagnano le missioni sul campo, Adhit ha proposto di non pagare loro uno straordinario basato sulle ore lavorate, ma un per diem, come fa il CRS. Questo andrà discusso in sede di management meeting.
Sono venuta a sapere che purtroppo alcuni impiegati intendono lasciare la Caritas. Da poco ci sono stati qui a Nias dei concorsi statali e alcuni impiegati vi hanno partecipato nella speranza di garantirsi un posto più sicuro di quello che Caritas Sibolga possa offrire. La cosa che ci ha turbato è che l’abbiamo saputo da vie traverse e che il responsabile per le risorse umane non ce l’ha detto. Sono quindi andata a parlargli dandogli una sorta di avvertimento, dicendogli cioè che se non ci avesse messo al corrente di tutto, avrebbe messo il suo posto di lavoro in una posizione pericolosa.
Purtroppo Roosa, tornata a Gunung Sitoli il 18 aprile, si è sentita di nuovo male perché non ha seguito i consigli del medico che le aveva imposto dieci giorni di riposo assoluto. È voluta tornare prima a Nias e questo le ha provocato dolori. Così è tornata a Medan.
Dopo di che P. Raymond ha saputo da uno dei custodi, parente della padrona della casa dove il nuovo staff sarebbe voluto andare a vivere, che Endro e Adhit hanno chiesto alla proprietaria di firmare un contratto in cui si dica che l’ammontare dell’affitto è di IDR 80 milioni annui (circa € 7182), mentre in realtà è di 32 (circa € 2872). Inoltre i due custodi hanno riferito che Endro ha cercato di istigare l’autista che è stato assegnato al progetto di Hilimbaruzo a trovare un modo di fare soldi con il progetto. Purtroppo da quando Endro era arrivato in ufficio non c’era più disciplina: gli autisti si rifiutavano di lavorare o prendevano la macchina senza permesso. Questi sono episodi molto gravi e nel corso del management meeting abbiamo discusso in maniera confidenziale sul da farsi ed è stato deciso senza ombra di dubbio che Endro ed Adhit andavano licenziati.
Poi però P. Raymond ha scoperto che Adhit aveva inserito una clausola nei contratti secondo cui non è possibile licenziare qualcuno prima di aver dato un avvertimento. Difatti la legge indonesiana parla di tre avvertimenti da dare a distanza di un mese l’uno dall’altro, ma poiché non avevamo la possibilità di consultare un buon legale sull’isola, non potevamo sapere se per condotte gravi si possa fare un eccezione. Così Damasus ha parlato con loro per spingerli a dare le dimissioni, considerando che hanno perso la nostra fiducia e che non gli avremmo assegnato più nessun compito. Ma loro non hanno mostrato nessun segno di pentimento, e nessuna intenzione di voler dare le dimissioni.
Così P. Raymond ha dato loro il primo avvertimento, ma loro si sono rifiutati di firmarlo. Tutto ciò che siamo riusciti ad ottenere è che se ne andassero dall’ufficio e non tornassero più. Ma siccome continuano a frequentare alcuni degli impiegati, l’effetto negativo continua. Ad esempio abbiamo le prove del fatto che Endro ha insegnato a un autista come fare soldi falsificando ricevute. E infatti è tornato da un viaggio a Medan con una montagna di ricevute false.
Dopo di che P. Raymond ha indetto una riunione con lo staff per spiegare l’accaduto.
Ho ritenuto necessario, dopo quanto accaduto, tenere una riunione con lo staff pure io, in quanto rappresento il donatore dei soldi la cui “incolumità” è stata minacciata.
Nonostante l’avessi già spiegato durante il workshop, ho ritenuto necessario rispiegare il sistema delle donazioni, cioè da dove arrivano i soldi che utilizziamo qui e qual è il “percorso” che i soldi fanno prima di essere spesi da noi. L’ho fatto con l’aiuto di Tassia, che ha creato dei fumetti ironici, che hanno evitato la disattenzione a causa della monotonia. Ho poi spiegato che cosa significa avere un budget limitato e dover distribuire i soldi fra le varie voci di spesa. Ho inoltre ritenuto opportuno chiarire, una volta per tutte, il nostro sistema salariale e le indennità che diamo. Ho anche raccontato che siamo stati criticati dalla Chiesa locale per gli stipendi troppo alti rispetto allo standard locale. Ad esempio, gli impiegati della diocesi o quelli del museo gestito dai cappuccini guadagnano molto meno. Endro e Adhit invece, sostenendo di rappresentare anche il resto dello staff, hanno chiesto stipendi più alti e maggiori indennità. P. Raymond si è trovato in mezzo a queste due forti pressioni e ho spiegato loro che non è facile trovarsi nella sua posizione. Ho anche spiegato che P. Raymond non ama vedere impiegati che lavorano poco e/o male, ma che, allo stesso tempo, non fanno che chiedere aumenti e straordinari. La Caritas cerca di pagare il giusto, ma vogliamo vedere persone motivate, che lavorino bene e che sentano la missione Caritas. Lavorare con spirito da volontari non significa che i diritti degli impiegati debbano essere violati perché risparmiamo sui loro stipendi, significa non focalizzare l’attenzione sui soldi ma sul lavoro.
Ho poi condannato senza mezzi termini l’atto di Endro e Adhit, perché durante la riunione con P. Raymond qualcuno li ha giustificati dicendo che comunque i soldi li avrebbero spesi per cose oneste. Ho spiegato che i soldi non sono loro, ma della gente che li ha donati e che loro intendevano rubarli. Non ci può essere giustificazione per questo. Molti hanno capito e li condannano, ma il mio cruccio è che ci sono impiegati che gli sono ancora amici e che continuano a frequentarli. Questo significa che non li condannano e questo è contrario allo spirito Caritas.
Ho spiegato loro che se ritengono di non essere trattati bene in termini economici possono discuterne tranquillamente con P. Raymond. Li ho invitati ad aprirsi di più con lui, perché Endro ha costruito un’immagine negativa di lui, come di un capo ufficio lontano e chiuso, così il risultato è che nessuno va a parlargli direttamente, ma si borbotta alle sue spalle, quando non si complotta… Gli ho detto che devono fare uno sforzo per migliorare la comunicazione perché se no si arriva facilmente al fraintendimento.
In generale, tutti sono sembrati molto contenti di questa riunione. Ho anche invitato gli impiegati ad aprirsi con me e alcuni l’hanno fatto. Sono emersi piccoli disagi e problemi che necessiteranno la nostra attenzione. Ad esempio alcuni non si sentono apprezzati nel proprio lavoro; purtroppo la richiesta viene da chi non fa tanto bene il proprio lavoro, perciò la sfida sarà incoraggiarli senza che si illudano di stare lavorando bene. Alcuni hanno detto che alcuni dei loro terms of reference non combaciano con il loro profilo o le loro capacità. Questo è dovuto al fatto che siamo tutti sovraccarichi di lavoro e non riusciamo a dedicare abbastanza attenzione a tutti gli impiegati. Li ho invitati a discuterne singolarmente con noi.
Agus (fattorino/acquisti/manutenzione) si è lamentato che a volte l’abbiamo mandato in brevi missioni sul campo ad accompagnare il personale non locale, e questo non fa parte del suo mansionario. Il problema è che Agus è il più anziano in termini di impiego, e si è dimostrato molto motivato a lavorare per la Caritas, ma purtroppo non è particolarmente sveglio e non è capace di fare bene il suo lavoro. Quindi stiamo cercando di assegnargli compiti alternativi per metterlo alla prova.
Aster, invece, ha chiesto di essere accompagnata da un'altra donna quando va nei villaggi. Che almeno uno dei due ragazzi che lavorano nell’animazione delle comunità sia di sesso femminile. Io le ho detto che questa era anche la mia intenzione, ma che è molto difficile trovare donne di Nias disposte a lavorare in villaggi remoti.
Ariston (contabile), dal canto suo, ha richiesto che la copertura delle spese di affitto venga estesa anche a chi, pur essendo di Nias, deve pagare l’affitto. Gli ho detto che la cosa verrà riconsiderata.
Con Damasus e P. Raymond abbiamo infine discusso sul da farsi per licenziare Endro e Adhit in maniera legale. Abbiamo deciso che la cosa migliore è rivolgerci a un avvocato. Siccome qui a Nias non ci sono avvocati affidabili, Tassia ha suggerito il nome di un avvocato di Medan specializzato in diritto del lavoro. Damasus si è recato a Medan all’inizio di maggio per consultarlo.
Nel mese di maggio abbiamo fatto diversi colloqui di lavoro, puntando stavolta su personale locale (di Nias o residente a Nias). La prima ad essere intervistata è stata Martha Christensen, che conoscevamo già perché amica di Scott Campbell e Jerry Chamberland. Martha ha lavorato nell’amministrazione e nella gestione delle risorse umane per l’UNHCR. Il colloquio è andato molto bene, ma Martha ci ha confessato di aver fatto un altro colloquio per un’altra ONG, perciò non è sicuro che lavorerà per noi. Ci darà una risposta definitiva a luglio. Nel caso non le verranno assegnati gli stessi ToRs di Adhit, perché si tratterebbe di un contratto a tempo determinato. Quindi ho rivisto i ToRs per la figura di responsabile risorse umane, eliminando quelle mansioni che non sono urgenti.
Abbiamo poi fatto dei colloqui per lo staff amministrativo di progetto. Infatti, Caritas Sibolga sta gestendo un progetto di ricostruzione di una scuola elementare a Hilizamurögö (Gomo), un progetto finanziato da una piccola fondazione tedesca. In questo progetto, la gente del villaggio costruisce da sé la scuola, sotto la supervisione di un ingegnere, e si occupa anche dell’acquisto dei materiali, per cui occorre qualcuno che vada nel villaggio a portare i soldi, come rimborso spese per l’acquisto dei materiali, e controllare poi che i soldi siano stati spesi bene in maniera trasparente e onesta. Infatti, quando di recente Ariston si è recato sul posto, ha notato diverse irregolarità. Ma le persone intervistate non si sono rivelate idonee. Uno di loro però si è rivelato idoneo per il posto di logista per Hilimbaruzo, salvo poi dare le dimissioni dopo pochi giorni. Sono state comunque trovate due persone che lavoreranno come staff amministrativo di progetto.
Successivamente abbiamo selezionato una persona che invece lavorerà a Hilizamurögö come supervisore del progetto.
Ho poi elaborato i terms of reference per il capo progetto che lavorerà nel progetto di Gunung Sitoli (II fase). Questo perché per motivi linguistici, ma anche puramente organizzativi, abbiamo visto che in questo progetto è meglio che Alessandra abbia più il ruolo di coordinatrice che quello di capo progetto, per i seguenti motivi:
- il fatto che non parli la lingua rende impossibile una comunicazione diretta con i beneficiari, ma spesso anche con lo staff di progetto;
- l’impegno intenso per questo progetto non solo le impedisce di occuparsi del progetto di Amandraya, progetto per cui un monitoraggio tecnico da parte sua sarebbe utile, ma le impedisce anche di partecipare alle riunioni del management e di venire esclusa quindi dalla comprensione delle dinamiche dell’organizzazione;
- inoltre non credo che la presenza di personale internazionale nel team di progetto aiuti l’immagine di organizzazione appartenente alla chiesa locale; non aiuta nemmeno il concetto di capacity building, anche se durante la fase di emergenza della costruzione degli alloggi temporanei abbiamo dovuto agire in questo senso.
Abbiamo poi incontrato Nestor. Nestor è un ragazzo di Gunung Sitoli che è stato in Italia perché focolarino (il movimento dei focolari è molto diffuso in Indonesia: anche Aster è focolarina), e che parla l’italiano. Aveva già fatto domanda per lavorare per noi come contabile, ma poi avevamo scelto Diana (cassiera). Ora ha fatto di nuovo domanda per lavorare come animatore, perciò abbiamo pensato di assumerlo in prova per assistere Alessandra nel progetto di Gunung Sitoli, a partire dai primi di giugno.
Abbiamo poi fatto un colloquio a due persone che lavorano all’ospedale di Gunung Sitoli come nutrizionisti. Infatti, stiamo cercando una persona che possa lavorare come capo progetto per il programma contro la malnutrizione a Nias. Uno dei due ci è sembrato adatto, ma dovremmo sentire diverse altre persone.
Il giorno seguente abbiamo fatto altri due colloqui di lavoro: uno sempre per il posto di nutrizionista, e uno per il posto di assistente logista, ma in entrambi casi non siamo rimasti molto soddisfatti. Ad ogni modo ci sono diversi altri candidati da sentire.
Abbiamo poi messo in pratica un’altra idea che mi era venuta per promuovere lo spirito Caritas fra lo staff: eleggere l’impiegato del mese. Questo mese abbiamo eletto Yafao, assistente logista, che ha ricevuto un’offerta da Oxfam che prevedeva una retribuzione migliore, ma ha preferito rimanere con noi perché gli piace l’atmosfera lavorativa. È stato premiato con una maglietta Caritas. Dal mese prossimo, saranno gli impiegati stessi ad eleggere l’impiegato del mese.
A giugno, ho chiesto una riunione con P. Barnabas, P. Rantinus e P. Raymond per analizzare i problemi che stiamo avendo con lo staff, sempre più orientato al guadagno nonostante lo spirito di squadra si sia ricreato dopo l’episodio di Endro e Adhit. Ad esempio, abbiamo saputo che almeno cinque persone minacciano di andarsene se non alziamo lo stipendio. Il problema principale nasce dal fatto che chi lavora per una ONG in Italia, come volontario o cooperante, ha come scopo quello di andare ad aiutare la gente. Chi ha come obiettivo nella vita quello di farsi una famiglia, una casa e di avere una certa stabilità economica, di solito sceglie un altro lavoro (con le dovute eccezioni). Qui in Indonesia è difficilissimo, quasi impossibile trovare persone del primo tipo. Chi fa domanda per lavorare in Caritas è in cerca di un buon lavoro per mantenere la famiglia. Quando si rendono conto che lo stipendio non è così alto come si aspettavano cercano un lavoro meglio retribuito. Il risultato è che è molto difficile avere staff permanenti e garantire quella continuità necessaria per fare capacity building. Ogni volta che un impiegato viene sostituito, bisogna ricominciare da capo con la formazione. Secondo P. Barnabas e P. Rantinus al momento non abbiamo scelta: dobbiamo alzare gli stipendi perché non possiamo permetterci di portare avanti progetti così complessi senza staff specializzato. In seguito, quando finirà la fase di ricostruzione, allora penseremo a metter su una Caritas Diocesana più genuina, con dentro persone che lavorino con lo spirito giusto.
Vista l’imminente scadenza dei loro contratti, abbiamo valutato Diana e Ariston. In entrambi i casi abbiamo deciso di non rinnovare il contratto perché la loro performance lavorativa è davvero sempre più scarsa. In due mesi, Ariston non è riuscito a immettere nessun dato nel nuovo programma contabile, Tally, nonostante la settimana di formazione. E Roosa ci ha detto che sta passando l’80% del suo tempo a correggere gli errori di Diana. Ma speriamo che loro stessi vogliano dare le dimissioni prima. Dovremmo cercare quindi nuovo staff che li sostituisca.
In seguito io, P. Raymond e Damasus abbiamo valutato Roosa. Roosa è molto dedita al lavoro, ma fa un po’ troppo di testa sua, e ha ancora difficoltà a seguire le nostre priorità.
Per quanto riguarda Tassia, invece, abbiamo discusso del fatto che è molto frustrata perché a causa dei numerosi impegni come assistente personale, non riesce a dedicarsi alla comunicazione. Visto che le scade il contratto, abbiamo deciso che d’ora in poi sarà solo addetta stampa con il compito aggiuntivo di aiutare P. Raymond nella stesura di rapporti narrativi.
Abbiamo poi fatto il colloquio a un aspirante autista, che è stato assunto in prova, e a un ragazzo con una preparazione da contabile ma poca esperienza. Probabilmente lo assumeremo come contabile mobile per i progetti.
Abbiamo fatto il colloquio anche a una ragazza di 27 anni che ha studiato teologia ed è diventata da poco pastora protestante. La ragazza, che ha fatto domanda per lavorare come animatrice, ha esperienza di sviluppo comunitario, anche con le donne, nel suo sottodistretto: Mandrehe. Ora toccherà a Damasus intervistarla perché probabilmente vorremmo che lavorasse nel progetto di Hilimbaruzo.
P. Raymond sta poi pensando di assegnare ufficialmente ad Ariston il compito di contabile mobile, perché i progetti per cui serve questa figura probabilmente saranno finiti quando Ariston ci lascerà. Inoltre, serve una persona di fiducia, perché si tratta di affidare somme ingenti da portare nei villaggi. Quindi il ragazzo intervistato ieri lo considereremo come possibile sostituto di Diana, che ha dato le dimissioni.
Aspetti finanziari
Ho poi fatto un po’ di revisione dei conti e ho trovato degli errori nella contabilità. Ho anche dato indicazioni all’amministratore su come inserire i dati in Tally in futuro e come denominare i centri di costo.
Purtroppo tre libretti bancari sono spariti: quello dei soldi per le spese dell’ufficio, quello del progetto Sirombu e un altro per i piccoli progetti. Siamo immediatamente corsi in banca e abbiamo bloccato i conti. Grazie al cielo i soldi erano ancora lì. Poi Ariston è andato a fare denuncia alla polizia. Di solito Ariston chiude a chiave i libretti della banca, ma la sera prima ha ricevuto una telefonata dalla moglie che lo avvisava che il loro bambino appena nato era malato e che occorreva comprare le medicine. Così Ariston è uscito di corsa e li ha lasciati inavvertitamente sul tavolo. Noi sospettiamo della cassiera, che è quindi rimasta da sola, ha chiuso lei l’ufficio, ed è stata la prima a entrare la mattina. Infatti la porta non è stata forzata, né le finestre, e i custodi giurano che non è entrato nessuno. Per prudenza abbiamo cambiato la serratura. P. Raymond pensa che lei l’abbia fatto per screditare Ariston, perché è gelosa che a lei abbiamo abbassato lo stipendio e a lui no. L’altra teoria è che li abbia passati a Endro e Adhit, suoi amici, ma perché?
P. Raymond, malato, è tornato in ufficio per sentire di persona la versione dei fatti dallo staff amministrativo. Insieme abbiamo discusso della situazione e dei passi da fare. Siamo poi andati in banca per chiudere i conti bancari e aprirne dei nuovi, visto che i libretti bancari non sono stati ritrovati.
In attesa che tornasse Roosa, la nuova amministratrice, da Medan, ho lavorato nell’ufficio amministrazione, per monitorare la situazione. Abbiamo deciso che d’ora in poi i libretti della banca dovranno rimanere nella cassaforte e solo Roosa dovrà aprirla e chiuderla, e quindi conoscerne la combinazione, che andrà cambiata. P. Raymond ha raccontato l’accaduto a Roosa, che, nonostante sia ancora in convalescenza dopo l’operazione, e contrariamente alle nostre indicazioni e raccomandazioni, ha deciso di ritornare all’inizio di maggio per contribuire a monitorare la situazione e a creare un ufficio amministrazione più efficiente.
A maggio ho elaborato un piano delle scadenze per l’ufficio amministrazione, perché ultimamente sono molto lenti. Questo è dovuto principalmente alle malattie, prima di Roosa, poi di Diana, e più in generale al fatto che Diana e Ariston purtroppo fanno molti errori, perciò è necessaria una continua supervisione da parte di Roosa. Inoltre anche Ariston si è dovuto assentare spesso, perché non abbiamo trovato staff amministrativo per il progetto di Hilizamurögö e stiamo quindi chiedendo a lui di andare nel villaggio a per pagare i materiali e i lavoratori.
Workshop
Dopo il consueto staff meeting settimanale io e P. Raymond continuiamo, quasi ogni settimana, il workshop. Gli argomenti trattati ad aprile sono stati: la storia e la struttura della Caritas, incluso che cos’è l’SOA e la struttura dell’SOA in Indonesia.
Per mancanza di tempo, l’unica sessione di workshop tenuta a maggioè stata nel corso della riunione dello staff del 23. Infatti è stato deciso, nel corso di un management meeting, che d’ora in poi verrà fatto in pillole alla fine della riunione con lo staff. Questo perché parlare di troppi valori Caritas tutti insieme sarebbe dispersivo: è meglio invece analizzarne uno alla volta. Durante la riunione P. Raymond ha comunicato tutte le nuove decisioni prese nel corso del management meeting e ha parlato anche delle origini della cristianità, prendendo spunto dalla visita alle catacombe di S. Callisto a Roma.
Nell’ultima mezzora io li ho stimolati a riflettere sul valore della dignità della persona umana e gli ho chiesto di darmi una loro definizione, nonché di farmi esempi di dignità violata. Partendo dai loro concetti, sono arrivata a spiegare che per Caritas si viola la dignità della gente quando si considerano i beneficiari oggetti della nostra pietà, e non agenti di cambiamento.
A giugno, P. Raymond ha presentato i quattro nuovi impiegati: Kresentiana, la nuova assistente logista; Rahmat, nuovo autista (Robert è passato al progetto Hilimbaruzo e Yafao alla logistica); il nuovo field monitor per il progetto ERHAM, ecc.
Io mi sono accodata con il workshop per parlare della scelta della Caritas di lavorare con i poveri. Ho invitato lo staff a dirmi chi, secondo loro, sono i poveri, e quali siano le possibili conseguenze della povertà. Dopo di che ho chiarito che la Caritas lavora per ridare dignità ai poveri, promuovendone i diritti e recuperando il loro senso di co-responsabilità nel costruire un mondo migliore. Nella parte finale mi sono soffermata sulle donne che spesso sono più povere degli uomini, perché, ad esempio, qui a Nias hanno un ruolo economico molto importante ma non possono possedere niente, anzi vengono considerate esse stesse un bene posseduto dai loro mariti o dalle loro famiglie.
Il ruolo di P. Rantinus.
Purtroppo anche Alex si è finalmente reso conto che P. Rantinus non ricopre il ruolo di direttore come dovrebbe. In particolare, la sua assenza prolungata da Nias fa sì che tutto il carico di lavoro e di responsabilità ricadano su P. Raymond. Ma, mentre io ho rinunciato da tempo ad insistere con P. Rantinus su questo punto, Alex ci vuole riprovare, iniziando con l’elaborazione di ToRs più dettagliati di quelli dello statuto. Vorrebbe anche convincerlo a venire a Nias almeno due volte al mese, ma questa è una cosa che P. Rantinus aveva già promesso da tempo, ma che non è mai riuscito a fare.
Relazioni con la Chiesa locale
Il 15 giugno c’è stato un intervento della Caritas a un incontro di due giorni di tutti i parroci e gli operatori pastorali della Chiesa a Nias. P. Raymond ha esposto il programma e ha chiarito i criteri con cui accedere ai fondi. Il momento delle domande è stato quello più acceso perché le critiche, di solito infondate, alla Caritas da parte della chiesa locale sono tante. Molti parroci e alcune suore si sentono abbandonati e dissentono sulle strategie. P. Raymond ha sottolineato che siamo in pochi, che lui di più non può fare. Uno dei suoi confratelli ha detto: “Lo vediamo che sei molto stanco, allora dimettiti.”
Io ho sentito il dovere di prendere la parola e di chiedere all’uditorio di pensare alla Caritas come a un bambino. I bambini di solito prima vanno a scuola e poi iniziano a lavorare. Al bambino Caritas è richiesto di lavorare quando ancora sta andando a scuola. Mi sono appellata alla loro comprensione e alla loro pazienza, e auspicandomi, per il futuro, uno spirito di fratellanza fra la Caritas e la chiesa locale.
Purtroppo Alessandra mi ha riferito che durante la cena un altro padre cappuccino le ha rivelato che il problema è che “quei due” non piacciono a nessuno, intendendo P. Rantinus e P. Raymond. Ora che P. Rantinus non piaccia a nessuno non è una novità, perché abbastanza arrogante nei loro confronti, ma mi ha turbato molto sapere che anche P. Raymond non sia ben visto, specialmente perché i maggiori detrattori della Caritas sono i suoi confratelli, perciò è come se la Caritas lo isolasse dalla sua famiglia. Perché questo? Ci possono essere diverse spiegazioni. Secondo Damasus, è dovuto al conflitto fra nias e batak. A causa del forte potere di P. Rantinus in Diocesi (lui è il factotum, ma soprattutto l’economo, e in Indonesia chi amministra i soldi ha il potere) per loro è come se la diocesi fosse in mano ai batak. D’altronde l’atteggiamento razzista di P. Rantinus nei confronti dei nias è più che palese. Anche se P. Raymond è nias, è come se avesse tradito la sua gente per lavorare per i batak. Finché Caritas Sibolga sarà Caritas Sibolga e non Caritas Nias questo problema esisterà. Damasus pensa anche che sia una questione di soldi. Prima del terremoto, i soldi degli aiuti arrivavano direttamente alle parrocchie, ora vengono tutti filtrati attraverso la Diocesi o la Caritas. Secondo me poi conta molto il fattore gelosia. Non dimentichiamoci che P. Raymond è tornato a Nias, dopo undici anni di assenza, due settimane prima dello tsunami. Qui a Nias non era nessuno, e improvvisamente gli è stata assegnata la gestione di tutti gli aiuti dell’isola. Non c’è da stupirsi molto se questo abbia creato malcontenti e gelosie.
Come risolvere la situazione? Damasus si è proposto di avere il ruolo di comunicatore con le parrocchie, quindi lo proporrò a P. Raymond perché ne faccia richiesta a Scott.
Relazione con le Caritas diocesane italiane
In questo trimestre non c’è stata particolare relazione con le Caritas diocesane.
Attività di comunicazione realizzate
- articolo per ItaliaCaritas (Pubblicato nel numero di aprile).
- Rilascio di 3 interviste sul terremoto di Java di maggio (Avvenire, TVSat 2000) e una sulla situazione ad Aceh e Nias (Ufficio Comunicazione Caritas Italiana)
Osservazioni conclusive
Budi, uno degli ingegneri che lavorano nel progetto di Hilimbaruzo, è andato a visitare un progetto di ricostruzione di case di UN Habitat a Hilimbuso e io ho chiesto ad Aster di accompagnarlo per chiedere al capo progetto se le donne sono state coinvolte nella fase decisionale. Il capo progetto ha detto che le donne hanno partecipato alle riunioni comunitarie e che il loro progetto era altamente partecipativo, perché la gente ha potuto scegliere fra tre modelli dai case. Quando Aster ha chiesto se i tre modelli fossero basati sui suggerimenti della gente, lui ha risposto di no, perché sarebbe stato impossibile mettere tutti d’accordo. Dopo poco, alcuni abitanti della comunità hanno preso Aster da parte e le hanno confessato che non sono per niente contenti della casa e alcuni di loro hanno espresso l’intenzione di demolirla e ricostruirla. Le case sono infatti lunghe e strette (4 x 12), con un patio centrale, un tipo di architettura mai vista a Nias. Non ci si può aspettare che di contadini apprezzino esperimenti architettonici; tra l’altro questo progetto ricorda molto quello finanziato da Caritas Austria a Mandrehe (ERHAM), dove P. Raymond ha dovuto lottare perché almeno la gente potesse scegliere fra due modelli. Ho quindi tratto lo spunto di questo episodio per spiegare ad Aster la differenza fra un approccio partecipativo superficiale e uno effettivo e come invece dovremmo pensare a una strategia diversa per Hilimbaruzo e Gunung Sitoli.
Questo è uno dei punti critici dell’attuale lavoro di Caritas Sibolga, perché nelle risposte ai disastri naturali troppo spesso le pressioni da parte dei donatori a spendere soldi in fretta portano a trascurare un approccio veramente partecipativo, in cui la gente ha un ruolo fondamentale in ogni fase del progetto, e in particolare in quella decisionale. Un discorso parallelo e ancora più difficile da affrontare per la “sordità” degli attori coinvolti e il coinvolgimento delle donne. Questa è una sfida che Caritas Sibolga dovrà vincere se vorrà essere credibile.
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