| [segue da Indonesia 1] Non ha voluto aspettare neanche una settimana. Sono dovuti andare via da Tabita il 29 marzo, per di più con pochissimi camion, perché nessuna organizzazione ha voluto partecipare a questo trasferimento ingiusto. P. Raymond ha suggerito di occuparci per ora solo di temporary shelters e di rimandare l’assessment per le case permanenti ad un altro momento. Ha voluto anche avvisare gli sfollati che ottenere il temporary shelter non significa automaticamente che poi forniremo case permanenti e terra. Questo verrà deciso solo dopo l’assessment. Se poi vogliamo portare avanti il progetto con la parrocchia, P. Michael dovrebbe indicare quali sono le persone della parrocchia che lavoreranno con noi nel progetto. Bisognerà però indicare chiaramente quale sarà il ruolo di queste persone. Inoltre se vorranno partecipare avranno bisogno di formazione. Tutte le informazioni dovrebbero essere condivise con il BRR. Damasus terrà i contatti con loro. Per quanto riguarda i temporary shelters, Damasus ha suggerito di non avere un accordo diretto con IFRC, ma con il BRR, di modo che sia il BRR ad essere responsabile per l’implementazione con IFRC, ma questo non è stato possibile. Come anticipavo prima nessun camion dell’IOM o di IFRC è stato messo a disposizione, così gli sfollati hanno trasferito le tende con un solo camion fornito dal BRR. Ci siamo recati da William, il responsabile locale del BRR, sia per fargli conoscere Alessandra, sia per confermare la nostra intenzione di impegnarci a acquistare la terra e a costruire le case per gli sfollati. Lui ne era contento, ma ha detto che avremmo dovuto al più presto sederci insieme e fare un piano d’azione dettagliato. Per questa prima fase che riguarda la costruzione dei temporary shelters, avremmo dovuto organizzare al più presto un incontro di coordinamento con IFRC, il BRR e UNORC per capire chi fa cosa, incluso il processo di trasferimento degli sfollati, l’accesso all’acqua e a sufficienti risorse alimentari. Monica ha seguito tutte le operazioni. Visto che il rappresentante del BRR con cui avevamo i contatti se n’è andato in vacanza senza aver organizzato il meeting di coordinamento promesso, ne abbiamo organizzato uno noi con UNORC e IFRC. Purtroppo ci hanno attaccato molto per aver permesso che gli sfollati si trasferissero prima che i temporary shelters fossero pronti, per di più in una terra dove non c’è niente in termini di accesso all’acqua e al cibo. Noi abbiamo spiegato che è stato P. Michael ad insistere per il loro trasferimento e che gli sfollati erano d’accordo. Noi avremmo preferito aspettare, ma non abbiamo potuto influenzare la decisione. Inoltre, abbiamo informato il BRR non appena abbiamo saputo e anche UNORC, anche se non abbiamo subito trovato le rappresentanti. Le rappresentanti dell’UNORC erano scandalizzate che la Chiesa potesse comportarsi così, ma P. Michael ha agito in buona fede, perché gli sfollati l’avevano rassicurato che non avevano bisogno di niente e lui non ha controllato di persona la situazione delle due terre da loro scelte. Chiarita la situazione, si è deciso di intraprendere i seguenti passi. È stato necessario firmare un nuovo accordo fra i possessori della terra e gli sfollati occupanti, perché gli accordi attuali non parlano dell’uso della terra per la costruzione di temporary shelters. Inoltre, perché sia valido, l’accordo è stato firmato in presenza di un rappresentante del BRR e dell’autorità distrettuale. Alessandra si è presa l’incarico di seguire questo progetto, perché io ero impegnata nelle stesura del rapporto trimestrale e, successivamente, nell’accoglienza di due rappresentanti della Catholic Canadian Organisation for Development & Peace, arrivati il 2 aprile. Alessandra e Monica hanno preparato il testo del contratto, e, ora che è stato firmato, procederemo con la firma dell’accordo con IFRC per la costruzione dei temporary shelters.
Progetto “Amandraya”: Ricostruzione del complesso pastorale di Amandraya, fase I. Informazioni generali sul progetto: Titolo del progetto: Ricostruzione del complesso parrocchiale di Amandraya, Nias, Indonesia, I fase Località: Tu’indrao, sottodistretto Amandraya, Nias del Sud, Nord Sumatra, Indonesia Data di inizio e durata: 19 luglio 2005; 18 mesi. Obiettivi principali del progetto: ricostruzione dell’ostello maschile e della scuola materna “Stella Duce”. Gruppo/i target e numero dei beneficiari diretti del progetto: studenti e bambini di Amandraya; Ostello maschile: 20 ragazzi; Scuola materna: 60 bambini Costo totale del progetto: IDR 2.382.095.722 (ca. € 216.593) Donatore: Caritas Italiana (100%) con fondi Caritas Sardegna.
Attività principali: • Revisione del bill of quantities da parte della commissione edile diocesana • Raccolta dati sulla gestione della scuola materna ed elaborazione di una strategia di sostegno sostenibile • Organizzazione della prima gara d’appalto, poi dichiarata non valida • Stesura proposta di progetto e prima versione del budget • Costruzione di due magazzini/depositi • Firma dell’accordo con il parroco e la rappresentante delle suore SCMM (17 febbraio) • Seconda gara d’appalto • Organizzazione di un sistema per il monitoraggio dei lavori • Firma contratto con impresa edile (18 febbraio)
Aggiornamenti e commenti Il 16 marzo siamo andati ad Amandraya per l’inaugurazione dell’inizio dei lavori. Anche se in realtà i lavori erano già iniziati, P. Paolinus ha aspettato che io e P. Raymond fossimo liberi per poter partecipare. P. Paolinus e le suore hanno pregato e cantato in nias assieme ai lavoratori, poi P. Paolinus ha benedetto il sito e abbiamo simbolicamente posto la prima pietra. Poi le suore hanno offerto la cena. E’ stata una cerimonia molto toccante e c’è stato anche il tempo di discutere con Sr. Lydia e Sr. Feliana della gestione della scuola materna. Purtroppo la fondazione della congregazione non può più finanziare la scuola, così ora vanno avanti con una donazione della diocesi di Bandung di sole IDR 800.000 al mese (circa € 76) per la gestione, inclusi gli stipendi. Ho rassicurato Suor Lydia che cercherò di dare una mano per trovare dei donatori per le spese di gestione. In particolare, pensavo di cercare qualche organizzazione che fa adozione a distanza. Se Caritas Italiana è d’accordo, si potrebbe coinvolgere la rete Caritas in Sardegna. Ad ogni modo nel budget di progetto ho incluso anche l’acquisto di mobili, attrezzature e cancelleria, perché le suore non hanno neanche i soldi per comprare le sedie per i bambini. Dopo le mie rassicurazioni, Sr. Lydia era molto sollevata.
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