Un'esperienza di Centro di Ascolto in Albania

Accanto all’animazione e alla catechesi e a tante altre, attività fondamentale della missione di Bathore è la vicinanza e il sostegno ai poveri.
Le famiglie che chiedono aiuti sono molte e spesso vivono in condizioni estreme, ancora nelle baracche piccole, umide e senza riscaldamento.
La difficoltà economica nella maggior parte dei casi è la conseguenza di un lutto o una malattia che colpisce il capofamiglia, cioè l’unica persona che lavora e percepisce uno stipendio.
Da due anni nella missione è stato creato un centro d’ascolto dove le persone possono andare a raccontare le loro storie e cercare una possibile soluzione dei problemi. Ad ascoltare le persone e a far visita alle loro famiglie sono don Patrizio, Suor Gabriella e una donna di Bathore. Il centro d’ascolto è aperto una volta a settimana in modo da concentrare gli interventi in un unico giorno evitando che tutti vengano continuamente al cancello. Per la distribuzione di alimenti ed altre cose materiali invece ci si mette d’accordo con le singole persone.
Di seguito sono descritti alcuni esempi di intervento del centro d’ascolto verso famiglie che abitano nei dintorni della missione.
Uno dei problemi più grandi che colpisce la popolazione di Bathore, come anche il popolo albanese in genere, è quello dell’alcolismo; fenomeno in continua crescita quasi per niente supportato da istituzioni o associazioni. La famiglia di Xhane, donna di circa 40 anni, vive a Bathore da circa otto anni e da almeno 3 è sostenuta dalla missione. Marito e moglie, hanno quattro figlie, l’unico maschio è morto quando era molto piccolo. Il marito, probabilmente come conseguenza di questo dolore, è alcolizzato. Ha un lavoro precario come manovale e percepisce, solo nei giorni in cui c’è domanda di lavoro, uno stipendio di circa 1500 lek (12€) al giorno che spende quasi interamente per bere. La figlia più grande si è sposata ma le altre tre vivono ancora con i genitori. Due, di 14 e 11 anni, vanno a scuola e la terza, di 7 anni, soffre di epilessia ed ha continuo bisogno di medicinali. La mamma non può lavorare proprio per prendersi cura delle figlie, in particolare della più piccola. A differenza della maggior parte delle famiglie di Bathore che, dopo un momento iniziale di vita nelle baracche si sono costruite case di mattoni, questa vive ancora in una capanna con mura di legno e cartone, senza riscaldamento e senza un terreno da poter coltivare come orto.
Un’altra famiglia molto povera vive proprio accanto alla missione. Il capofamiglia è invalido a causa di due malattie: un cancro che l’ha portato all’amputazione del braccio sinistro e un ictus a seguito del quale ha perso l’uso della parola, ha il braccio destro paralizzato e cammina con fatica. Percepisce una pensione irrisoria che non copre neanche le spese dei medicinali. La moglie non può lavorare perché il marito non è autosufficiente. Hanno quattro figli, di 20, 17, 14 e 11 anni, che riescono a proseguire gli studi grazie a sostegni di varie associazioni. Vive in casa con loro anche la mamma del marito, quasi cieca, con una pensione bassissima. Sono riusciti a spostarsi dalla baracca alla casa di mattoni grazie a un sostegno economico esterno.
La malattia del capofamiglia porta inevitabilmente a difficoltà economiche. Un altro uomo, con una grave malattia psichiatrica, lascia 7 figli di cui nessuno che lavora, con la moglie che oltre a mandare avanti i lavori di casa, deve costantemente seguire il marito che diventa molto violento se non prende le medicine.
Altro problema frequente è quello delle vedove. Baske Baftye vive nel quartiere più povero di Bathore in quelle che erano le vecchie stalle del regime. Il marito è morto durante il conflitto civile del 1997. Ha sei figli di cui solo uno sposato, due sono ancora piccoli e vanno a scuola. Le uniche entrate della famiglia sono quelle di una figlia che lavora in una fabbrica per 10000 lek (82€) al mese, e di un figlio che però ha solo un lavoro precario. Inoltre un’altra figlia, di 18 anni, ha un grave handicap e ha bisogno di essere seguita costantemente; per questo la madre non può lavorare.
Di esempi di famiglie che hanno subito la morte del capofamiglia ce ne sono molti. Un’altra vedova, con tre figlie e un figlio, vive di stenti con a carico anche la suocera gravemente ammalata. Per guadagnare qualcosa coltiva gli orti dei vicini di casa, ma d’inverno non c’è domanda per questo tipo di lavoro.
Un’altra donna ha 4 figli piccoli, tra i 6 e gli 11 anni, ed ha perso il marito da poco in un incidente sul lavoro. Il lavoro non era regolare quindi la famiglia non ha diritto ad alcuna pensione.

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