| "Non credo che da domani possa cambiare radicalmente la situazione dei diritti umani nel mondo, ma senza dubbio abbiamo posto le basi per un'affermazione dei diritti sui profitti": Vittorio Agnoletto ha lavorato per oltre un anno al documento che sta presentando ai partecipanti del Forum Sociale Europeo di Atene. Si tratta di una "clausola", cioè un vincolo che introduce l'obbligo del rispetto dei diritti umani in caso di accordi commerciali con paesi esterni all'Ue. "Abbiamo cancellato una vergogna, una sorta di razzismo economico: finora questa norma valeva solo verso i 76 paesi più poveri di Africa, Caraibi e Pacifico" spiega alla MISNA. Adesso invece "sarà estesa a tutti". Compresi Stati Uniti, Cina e Australia. L'europarlamento di Strasburgo l'ha approvata di recente all'unanimità: la nuova clausola ora dovrà essere adottata e resa operativa dalla Commissione di Bruxelles guidata da Manuel Barroso. Non è solo un accordo tra governi, "ma uno strumento che permette anche il riconoscimento delle associazioni locali per i diritti umani". Un esempio? "La Colombia, di cui l'Unione Europea è il primo partner commerciale: i gruppi locali avranno un riconoscimento in un'apposita sottocommissione per i diritti umani che verrà creata per ogni accordo commerciale". Altro esempio, la Cina. "L'Occidente si è riempito di parole per condannare lo sfruttamento dei lavoratori, che permette di realizzare prodotti a basso costo che arrivano in Europa", dice ancora alla MISNA l'eurodeputato, appena rientrato da Pechino. "Ma l'introduzione di dazi doganali ipotizzata da qualcuno - conclude - protegge solo i nostri mercati, non i lavoratori cinesi".
|