| "Aiutarci a cambiare l'immagine dell'Africa raccontata dai mass-media occidentali: ecco cosa ci aspettiamo dalla societa' civile europea che stiamo incontrando in questi giorni qui ad Atene". Bakary Fofana, direttore del Centro del Commercio internazionale per lo sviluppo della Guinea, lo mette subito in chiaro: "A volte non si tratta solo di aiuti materiali, ma anche di un sostegno culturale per cambiare la percezione del nostro continente agli occhi degli europei". Si ferma e guarda un manifesto di uno stand poco distante, che mostra un bimbo affamato che tende la mano: "L'Africa non è solo guerre, malattie e assenza di democrazia ma ha dei valori che non compaiono quasi mai sugli organi di informazione dei paesi più sviluppati" dice alla MISNA prima di prendere parte a uno dei molti seminari in programma in questa prima giornata di lavori del Forum Sociale Europeo di Atene. Certo, aggiunge, "è importante anche modificare i rapporti commerciali squilibrati esistenti tra Europa e paesi africani. Bisogna allentare la morsa di Bruxelles che oggi stringe le economie dell'Africa". Liberalizzare i mercati dei paesi poveri per "saccheggiare le risorse prime e rovesciarci addosso grandi quantità di prodotti finiti soffoca i nostri mercati locali e non favorisce lo sviluppo" spiega Fofana, che è anche membro del Consiglio del Forum sociale africano. "E' curioso che si parli sempre dei conflitti africani e non ci si chieda chi produce le armi: di certo non noi" aggiunge Mone Toritseju, della 'Comunita' dello Stato del Delta' in Nigeria. "Ho lasciato il mio paese quattro anni fa e ora vivo qui in Grecia. L'Unione Europea troppo spesso dimentica le ragioni per cui gli africani lasciano i loro paesi" osserva. Qui i nigeriani sono tra le comunità più numerose, oltre diecimila immigrati. All'esterno dei grandi padiglioni, a poche centinaia di metri dal mare che si affaccia sul Porto del Pireo, la brezza inusualmente fresca agita striscioni e bandiere. "Al Forum - dice alla MISNA Toriteseju - stiamo discutendo del problema del traffico di esseri umani. Chiediamo all'Europa di riconoscere innanzitutto la dignità della persona e di avviare processi di integrazione degli immigrati che qui cercano una vita migliore. E che, nella maggior parte dei casi, sono vittime e non hanno scelto di prostituirsi ma vi sono costretti non trovando alternative".
|