| "Sia in Europa che negli Stati Uniti c'è un chiaro movimento della società civile contrario all'attacco che l'amministrazione statunitense sta progettando contro l'Iran: se Washington deciderà per la guerra, noi faremo la battaglia per la pace": lo ha detto alla MISNA Tariq Ali, scrittore e storico pakistano, a margine di uno dei dibattiti in corso al IV Forum Sociale Europeo (Fse) di Atene. "Non credo comunque che gli Usa attaccheranno l'Iran: se lo facessero si tratterebbe del gesto più folle mai compiuto nella storia americana" insiste Ali, conosciuto anche per i suoi studi sull'islamismo e una serie di romanzi sullo stesso tema molto apprezzati in Occidente. "Lo strumento con cui l'opinione pubblica può opporsi sono le manifestazioni di piazza: scendere in strada e marciare per le città americane ed europee facendo capire che la maggioranza dei cittadini è contraria a scatenare un nuovo conflitto" aggiunge Ali, occhi scuri e un paio di folti baffi brizzolati. Le pressioni perché Teheran rinunci all'arricchimento dell'uranio - dice ancora alla MISNA Tariq Ali - "sono inaccettabili, anche perché l'Iran chiede solo l'uso di tecnologie nucleare come già fanno Giappone, Germania e Paesi Bassi". Oltre 350.000 persone, ricorda Asley Holm, del movimento contro la guerra, "hanno manifestato a New York nei giorni scorsi per dire no all'ipotesi di un attacco contro l'Iran". Per questo - sostiene l'attivista - è necessario "evitare che gli Usa utilizzino qualsiasi istituzione multilaterale, a partire dall'Onu, per giustificare un conflitto dettato solo dalla volontà di controllo delle risorse petrolifere del Medio Oriente. Persino parte dei vertici militari del Pentagono - conclude Tariq Ali, che a Londra dirige la 'New Left Review" - "sono contrari all'attacco: siamo arrivati al paradosso che l'opposizione alla guerra arriva dai generali e non dai politici".
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