AL VIA I LAVORI, TRA IMMIGRAZIONE E DEBITO

“Il vero debito è il nostro nei confronti dei popoli dell'Africa, dell'America Latina e dell'Asia, che sono già stati sfruttati dall'egoismo del nord del mondo e hanno pagato con la vita”: lo dice con tono appassionato la spagnola Beatriz Quiros, in uno dei primi seminari del IV Forum sociale europeo (Fse), che e' iniziato stamani dopo il concerto di ieri sera nella piazza del municipio di Atene. Da alcune ore i padiglioni dell'ex-aeroporto Hellenikon della capitale greca ospitano l'animato caravanserraglio di colori e bandiere che accompagna la quarta edizione dell'appuntamento europeo della società civile del continente per affrontare le sfide della povertà. “Siamo qui per parlare dei diritti degli immigrati, perchè l'Europa si deve rendere conto che non rappresentiamo un pericolo ma una risorsa” dice alla MISNA Duba Nhaga, originario della Guinea Bissau, che in Portogallo è il responsabile dell'associazione 'Solidarietà per i migranti'. I flussi di popoli in fuga dal Sud del mondo sono uno degli argomenti di cui si discuterà a lungo in questi quattro giorni di dibattito. “La prima urgenza è di togliere a quei Paesi il motivo per cui la gente scappa”, spiega alla MISNA Bernard Cassen, presidente di Attac-Francia e storico promotore del Forum sociale mondiale di Porto Alegre, al quale l'evento di Atene è strettamente legato. “L'annuncio della cancellazione di una parte del debito dei paesi più poveri al G8 dell'anno scorso in Scozia - prosegue - e' ancora troppo poco. Davvero nulla rispetto alla necessità di eliminare enormi quote di interesse che schiacciano le economie delle nazioni in via di sviluppo”. Malgrado l'inevitabile confusione e qualche difficoltà logistica, il cantiere del Forum ha iniziato a funzionare a pieno ritmo nelle strutture che già due anni fa hanno ospitato i tornei di basket delle Olimpiadi. “Un'altra Europa e' possibile”, recita lo slogan che riprende quello di Porto Alegre declinandolo su scala continentale. “Almeno ci stiamo provando” sorride Angie Balata, egiziana, i capelli raccolti in un velo beige. Si occupa di diritto all'abitazione e alle proprietà delle terre nel suo paese: “E' un impegno per i miei concittadini e per i moltissimi rifugiati che vivono in Egitto, perché si tratta di un diritto universale. E qui cercheremo di ribadirlo”. (da Atene, Emiliano Bos)

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