Pensieri emiliani - Il terremoto, un anno dopo

Percorrendo in macchina le strade della bassa modenese, in questo periodo, si vedono campi di grano, vigneti di Lambrusco, canali vivaci di verde tenero che scortano strade più o meno strette. Queste solcano la pianura e accompagnano il visitatore vicino a qualche stabilimento industriale e, con sorprendente frequenza, arrivano nei pressi di qualche meraviglia del passato: una cappellina, una pieve, una villa padronale semi nascosta dagli alberi.
 
Lungo la strada, macchie di colori vivaci annunciano sagre e feste paesane. È un’esplosione di cartelloni e, a guardare meglio, vi si trovano anche numerose pubblicità di negozi e ditte che comunicano la ripresa o lo spostamento dell’attività. È un indizio del terremoto che, a più riprese, un anno fa ha scosso queste terre portando la sofferenza nei cuori e la paura per il futuro nelle menti di questa gente. Poi, entrando nei paesi, i segni del sisma ci si parano davanti inequivocabili: crepe, impalcature, grandi spazi vuoti dove solo qualche mese fa sorgevano abitazioni e negozi.
 
Sui volti delle persone si coglie tutta la determinazione con cui guardano avanti, incuranti della fatica che la rinascita comporta; una determinazione accompagnata, però, anche dal timore di essere dimenticati, dalla sensazione di rimanere soli perché “quello dell’Emilia è un popolo operoso e se la sa cavare”.
 
È qui che si inserisce il senso dell’accompagnamento e della vicinanza – oltre l’emergenza, oltre l’onda mediatica – che costituiscono lo stile con cui la Chiesa, testimoniando concretamente il comandamento dell’Amore che le è stato consegnato da Gesù, si mette in cammino con chi si sta rialzando.
Nelle terre di cui stiamo parlando, nello scenario appena evocato, infatti, vivono quei fratelli e quelle sorelle con cui le nostre Chiese particolari hanno stabilito uno stretto rapporto in virtù del gemellaggio tra le diocesi delle Marche, attraverso Caritas, e le parrocchie di San Prospero e Cavezzo (MO) dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola. Questo legame ha fatto sì che i numeri dell’emergenza diventassero, per noi, in poco tempo, volti di amici che chiamiamo per nome.
Il gemellaggio è un “mettersi accanto” nella ferialità, un condividere i mutati scenari quotidiani di vita in maniera semplice, senza velleità eroiche o efficientiste. Da questo stile nascono incontri di persone che camminano con altre persone, come è successo tra la parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di Montelupone (diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia) e l’unità pastorale di Cavezzo-Disvetro-Motta (MO). Tuttavia, conscia che i segni tangibili sono alla base di una rinascita della fiducia, la Chiesa ha provveduto a dare una piccola risposta anche in questo senso. Infatti gli oltre 325.000 euro raccolti dalle diocesi delle Marche in occasione della colletta nazionale per l’Emergenza Nord Italia 2012 (uniti a quanto raccolto dalle diocesi dell’Umbria) hanno reso possibile la realizzazione di opere concrete che le comunità colpite attendevano con impazienza. Si tratta di due “Centri della Comunità” sorti nelle due parrocchie a cui siamo legati. Si tratta di spazi modulari polifunzionali che possono essere utilizzati come luogo di incontro, di preghiera e celebrazione, di lavoro pastorale e di festa. Il senso di queste realizzazioni è tutto nell’espressione “opera-segno”; un’opera cioè che, pur non potendo soddisfare appieno un certo bisogno, offre una prima risposta tangibile ed è, allo stesso tempo, segno di speranza per la comunità e richiamo a tutti per l’impegno che ancora è necessario. (Vedi la scheda tecnica del CdC di Cavezzo e del CdC di San Prospero).
Attualmente la vita delle due parrocchie si svolge quasi tutta all’interno dei due Centri della Comunità che sono stati inaugurati domenica 21 aprile 2013 con una grande festa.
 
L’impegno delle Chiese particolari delle Marche, comunque, non si esaurisce con queste belle opere. Infatti il cammino da percorrere al fianco degli amici emiliani è ancora ricco di tappe, e già si profila all’orizzonte un’estate di condivisione, soprattutto per i più giovani.

Educazione alla pace e mondialità
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
   

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